Il Tirreno

Fiocco azzurro

Bambino nato in ambulanza, il medico e la volontaria: «Vi raccontiamo un’emozione impagabile»

di Manolo Morandini
Il maschietto nato in ambulanza in braccio al medico del 118 e a lato la dottoressa Mary e la volontaria della Misericordia di Piombino Lucia Taddei
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Il maschietto nato in ambulanza in braccio al medico del 118 e a lato la dottoressa Mary e la volontaria della Misericordia di Piombino Lucia Taddei

Il piccolo è venuto alla luce all’interno della ambulanza della Croce Rossa di Venturina

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PIOMBINO. Nasce a Piombino. E non succedeva da tempo. Ci sarebbe da mettere un fiocco azzurro alla rotatoria delle Terre rosse. È qui che il maschietto è venuto alla luce. Un parto precipitoso. La chiamata al 118 è delle 17,30. È il pomeriggio della Befana.L’ambulanza della Croce Rossa di Venturina arriva sul posto, in zona stazione di Campiglia, ed è subito chiaro che non c’è tempo da perdere. Alla donna, 26 anni di nazionalità marocchina, al quarto figlio, si sono rotte le acque. Il mezzo parte per riscontrare il medico del 118 impegnato in un altro servizio e in arrivo da Piombino, a bordo di un’ambulanza della Misericordia.

I volontari si sono resi conto di quanto la 26enne fosse prossima al parto, così anziché andare verso l’ospedale di Cecina attrezzato con il Punto nascita, si sono diretti a Piombino. Ma il piccolo non ha dato il tempo di arrivare al Pronto soccorso. È venuto alla luce all’interno della ambulanza della Croce Rossa di Venturina, dove la mamma è stata assistita dal medico del 118 Mary Kuruthukulangara e dalla volontaria della Misericordia di Piombino Lucia Taddei. Poi la corsa a Villamarina e in serata la scelta di trasferire la mamma e il piccolo al Punto nascita di Cisanello, a Pisa, per i necessari controlli.

A prevalere il giorno dopo sono le emozioni. «In qualunque ambiente avvenga la nascita è sempre un miracolo e una gioia immensa», dice la dottoressa del 118. Ha ancora negli occhi il volto del piccolo. Il maschietto che ha aiutato a venire alla luce. «Sono stati momenti concitati, ma anche di forte emozione, c’è sempre l’eventualità che si possano verificare delle complicanze – prosegue –. Il parto all’interno dell’ambulanza non è stato facile, tra l’altro la donna non parlava italiano e neppure inglese. Sia io che i soccorritori siamo riusciti a farci comprendere a gesti, a farle capire come e quando doveva spingere. E il primo piantino ci ha regalato un’emozione impagabile».

Anche l’impaccio della mascherina in un primo momento non ha aiutato a creare la necessaria empatia. «Potersi vedere aiuta a capirsi e creare empatia», sottolinea la dottoressa. Che aggiunge: «Non è mai semplice, ogni parto è una storia a sé. Senti addosso una responsabilità esagerata non solo dal punto di vista medico legale, ma anche sul piano della coscienza perché hai a che fare con una vita che nasce».

«La prima cosa che ho visto è stata una testa piena di capelli neri – dice la volontaria della Misericordia Lucia Taddei –. È stata la mia prima esperienza e la ricordo con un’emozione grandissima. Quando è venuto alla luce avevamo la sensazione di maneggiare un esserino fragile, quasi che potesse rompersi. Gli ho massaggiato un piedino e ha iniziato a piangere. A quel punto ci siamo emozionati tutti».

La dottoressa del 118 è stata protagonista anche di un altro parto in ambulanza. Nell’estate del 2021 al Gagno ha assistito una donna al terzo figlio. Quella volta si è trattato di una femminuccia. «Il 7 gennaio è stato il mio ultimo turno in servizio – conclude – Sto per partire per l’India. Vado a sposarmi e quanto accaduto lo prendo come un regalo di matrimonio. Tra l’altro è arrivato in una fase in cui sto decidendo che cosa fare della mia vita lavorativa».


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