Il Tirreno

Campo nell’Elba

Capo Poro, c’è il vincolo dello Stato: «Il faro torni in mano ai campesi»

Capo Poro, c’è il vincolo dello Stato: «Il faro torni in mano ai campesi»

Il ministro ha inserito la batteria tra i beni di interesse storico-artistico

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CAMPO NELL'ELBA. La batteria di Capo Poro è ufficialmente un bene di interesse storico-artistico. Un passaggio atteso che, per il Comune di Campo nell’Elba, tutela un manufatto simbolo per la comunità campese finito ormai da tempo nell’orbita dei privati.

La svolta si è consumata nelle ore scorse. Il Ministero della Cultura, attraverso il Segretariato regionale per la Toscana, ha infatti dichiarato l’Ex batteria di Capo Poro bene di interesse culturale ai sensi dell’articolo 10, comma 1 della legge n.42 del 2004, la norma che regola la tutela dei beni culturali e paesaggistici d’Italia. Questo perché il faro possiede i requisiti di interesse storico-artistico e rimane quindi sottoposto a tutte le disposizioni di tutela contenute nel predetto decreto legislativo.

«È un atto che restituisce a Capo Poro il suo valore e l’importanza che quel luogo riveste per il mio territorio e l’intera comunità – ha commentato il sindaco Davide Montauti – Questa decisione rappresenta un passo importante nella tutela di quel luogo».

La decisione, ricostruiscono dal Comune di Campo nell’Elba, è stata presa nei giorni scorsi dalla commissione regionale per il patrimonio culturale a seguito dell’istruttoria per la verifica d’ufficio dell’interesse culturale da parte della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio delle Province di Pisa e Livorno.

«Come sindaco ho il dovere di porre in essere tutte le iniziative per tutelare un luogo di memoria e di testimonianza – spiega il primo cittadino di Campo – Capo Poro deve tornare a essere fruibile dai miei cittadini e dai turisti come è sempre stato prima di essere venduto dal Demanio. Questa amministrazione – spiega Montauti – ha partecipato all’istruttoria della Soprintendenza con una memoria nella quale, oltre a descrivere l’aspetto storico della batteria, tra le rare batterie costiere della Toscana e protagonista dell’operazione Brassard durante la seconda guerra mondiale, ha evidenziato il grande legame affettivo tra quel luogo e la mia Comunità”.

Capo Poro è da sempre un punto di riferimento per il territorio Campese. «Il faro della Marina Militare che domina il Golfo di Marina di Campo – spiegano dal Comune – è un punto di riferimento ideale e simbolico e il pezzo di storia che ha visto quel promontorio protagonista è ancora vivo e presente attraverso le tracce che sono rimaste a testimoniare guerra e atti di eroismo. Quando lo Stato, nel 2016, decise di vendere Capo Poro a un privato nessuno chiese all’amministrazione comunale di Campo nell’Elba di esercitare il diritto di prelazione».

«Penso che doveva essere un atto dovuto trattandosi di un territorio di proprietà Demaniale anche chiedere agli Enti preposti se quel bene era coperto da vincolo trattandosi di una batteria costiera costruita tra la prima e la seconda guerra mondiale. È certo che, se al tempo lo Stato avesse dato al Comune la possibilità di acquistare quel bene oggi non ci sarebbe una privata proprietà ma un Museo della Memoria incorniciato da un paesaggio di incredibile bellezza. Per questo abbiamo già manifestato la volontà di acquistare il bene se ci sarà data la possibilità di esercitare il diritto di prelazione ora che si è conclusa l’istruttoria per la verifica d’ufficio dell’interesse culturale con il riconoscimento del vincolo per l’ex batteria di Capo Poro. La nostra ferma posizione a difendere questo luogo – continua Montauti – è rafforzata dalla volontà di mantenere, consolidare e valorizzare il paesaggio, la biodiversità, la storia, la cultura e il legame affettivo della mia Comunità che caratterizza quella zona».

Ad oggi Capo Poro è ancora inaccessibile. Il privato che ha acquistato il bene nel 2017 ha recintato ormai da mesi tutta l’area con pali di ferro, filo spinato, cancelli e lucchetti impedendo l’accesso alla batteria, al faro e chiudendo, di fatto, il sentiero 139. «Abbiamo emesso un’ordinanza ad ottobre nella quale chiediamo al proprietario di rimuovere quella recinzione e di riaprire il sentiero. Ad oggi non è successo niente e scadono i termini il 24 gennaio».
 

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