Gioco
Piombino, il bar raddoppia con due sale: così i negozianti rilanciano i Portici
Piero Bernardini crede nelle potenzialità dell’omonimo Caffé e di via Petrarca
PIOMBINO. Nuove sale da tè che i piombinesi avrebbero dovuto spacchettare come un regalo di Natale, ma Piero Bernardini non ce l’ha fatta con i tempi di autorizzazioni e restyling. Invece Maurizio Veronesi, che tra gli elettrodomestici ha proposto, da novembre scorso, un nuovo spazio dedicato a Caffitaly può confermare già «l’ottima accoglienza dei clienti».
Sono due dei negozi a “conduzione familiare” che già c’erano ai tempi del “salotto buono”, del vero gran passeggio sotto i Portici. Negozi che hanno conosciuto qui ancora la Piombino con le belle vetrine di cornici o della biancheria per la casa a “La Cittadella” o da “Canzio” per acquistare i jeans.
Presenti pure “nuovi arrivi” che credono nelle stesse potenzialità, come Daniela Merli, “Lo scrigno della Merla” (creazioni artistiche in ceramica): «Magari – dice – le tante presenze di questi giorni potessero proseguire, pure grazie a nuove aperture».
Dunque Caffè Bernardini Piombino: clicchi sul web per cercare il numero di telefono e arrivano le 5 stelle di Pagine gialle o le 4 di TripAdvisor con “recensioni emozionanti” come caffè, brioche o persino insalate servite ogni giorno. Da 25 anni sotto i Portici. Il titolare-ideatore Piero Bernardini è pronto a rilanciare ancora. Piombinese, formato all’istituto professionale, specializzazione in meccanica, a lungo al lavoro col babbo nelle forniture edili: «Prima alla guida di una motrice poi di un autotreno – ricorda – Quando babbo è arrivato alla pensione, però, ho desiderato avere più vita a disposizione, anche per poter crescere mio figlio nato da poco». Passati 11 anni tra cave e acciaierie, venduta l’attività di autotrasporto «con mia moglie Catia – aggiunge -, avevamo pensato a una tabaccheria-bar, poi non c’è stato modo. Il contatto con le persone ci è sempre piaciuto tanto, così a fine 1989 abbiamo preso in gestione il bar “Calise” su lungomare Marconi, trasformando il nome in “Sirena”, ispirandoci alla vicinanza dell’omonimo palazzo». Poi ci sono “Le Chicche” in via Copernico e via Fucini, nel giugno’97 la folgorazione per via Petrarca: il successo. «Ho 72 anni – sorride – Abbiamo preso il fondo chiuso da tempo dopo il negozio di alimentari, poi frutta e verdura confinante con il bar: speravo di inaugurare in questi giorni. Invece ritardi per il Covid, poi la guerra; ma direi che a fine gennaio ci siamo. Proseguo aspettando che arrivi qualcuno intenzionato a prendere il mio posto. Intanto più spazio, due sale con tavoli e servizi da vivere sia d’estate che d’inverno». E i clienti- amici apprezzano.
Luci e colori in vetrina per Maurizio Veronesi, omonimo negozio di elettrodomestici. «La bottega è nata per la vendita di materiale elettrico – spiega Maurizio, qui dal 2006 – grazie all’impegno del mio babbo Enzo e di mio zio Edio. Hanno cominciato coi lampadari fino al primo frigo. Dal 1976 è rimasto solo babbo. Finito lo scientifico, “sbucciato” di poco l’ingresso all’Istituto superiore di educazione fisica sono venuto qui per dare una mano, sono rimasto. Il rapporto diretto con le persone è ancora quello che mi piace di più: cercare di assicurare un servizio diverso rispetto alla grande distribuzione. Importante pure l’essere rivenditori esclusivi, da 10 anni, di Caffitaly System: la migliore tecnologia al servizio del caffè. Da novembre lo spazio dedicato è stato accolto molto bene». Daniela Merli ha trasferito qui il laboratorio tre anni fa: «Lavoravo a casa – conferma – facendo soprattutto mercatini. Per il laboratorio i Portici sono stati scelta obbligata ma è sempre stata una bella zona che spero possa essere rivalutata. In questi giorni gran passeggio, in negozio sono entrati in tanti». Resiste il degrado. A salvare i Portici non possono essere solo i commercianti, anche se aiutano parecchio.
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