Gioco
Crollano le assunzioni a Piombino: quasi 800 in meno rispetto al 2020
I dati sul terzo trimestre dell’anno segnano una brusca frenata per l’occupazione. Positivi gli ingressi in vista del periodo estivo ma sul 2021 il margine resta ridotto
PIOMBINO. Profondo rosso. Dati alla mano, è difficile descrivere in altro modo l’evoluzione del mercato del lavoro nell’area di Piombino per quanto riguarda il terzo trimestre del 2022. Il segno meno compare praticamente ovunque nei dati elaborati dall’osservatorio regionale che raccoglie le comunicazioni di avviamento da parte dei centri per l’impiego di tutto il territorio. Fino a toccare il fondo: 772 assunzioni in meno rispetto al 2020, meno 269 se si prende a riferimento lo stesso periodo del 2021.
Dai contratti a tempo indeterminato fino agli apprendisti per arrivare al crollo verticale dei contratti a termine e di quelli di somministrazione: il calo è generalizzato. E colpisce indiscriminatamente anche quasi tutti i settori produttivi: reggono solo agricoltura e logistica, e non bastano per rimediare all’intera emorragia di lavoro.
Uno sprint troppo debole
C’è un dato che potrebbe far pensare ad una lettura diametralmente opposta: il numero di assunzioni rilevate nel secondo trimestre (aprile-giugno, il periodo che comprende solitamente le assunzioni stagionali) rispetto a quello del 2020. Quasi duemila ingressi in più. Ma il dato è fallace, “drogato” dal Covid che proprio due anni fa frenò bruscamente il mercato del lavoro estivo. Tant’è che basta spostare lo sguardo sul confronto con l’estate 2021 per venire nuovamente calati nella realtà: il segno positivo ancora permane, ma solo per 31 assunzioni in più di cui, la maggior parte, con contratto stagionale (e dunque precario). Uno sprint troppo debole per riequilibrare la perdita registrata nel terzo trimestre.
Non deve ingannare neppure il confronto sul primo dei trimestri dell’anno: anche in questo caso infatti il blocco principale sui nuovi ingressi riguarda i lavoratori stagionali in vista dell’estate. Per tutte le altre tipologie di contratto i dati mostrano cifre di molto inferiori, al punto da apparire irrisorie.
«Manca lavoro di qualità»
Quello manifestato è «un allarme sociale che già da tempo abbiamo lanciato – commenta il segretario della Cgil provinciale Fabrizio Zannotti – soprattutto per l’area della Val di Cornia e per Piombino in particolare. Per quanto i numeri possano a tratti apparire in linea con quelli nazionali, il lavoro che si sta generando nella parte meridionale della provincia di Livorno di fatto non è di qualità ma dettato solo da impieghi precari. Chi ha perso un lavoro stabile magari si ricicla con uno stagionale – spiega – ma questo genera progressiva povertà. E questo genera una spirale, perché crolla la capacità di spesa, la situazione commerciale ristagna e la crisi – conclude – finisce per essere ammortizzata dai titolari delle attività, a partire proprio da quelle commerciali, con il rifiuto di assumere nuovo personale».
I settori più colpiti
Analizzando invece i settori più colpiti da questo fenomeno ormai dilagante il dato certifica un calo importante per quegli ambiti dove in passato trovavano facilmente posto lavoratori a tempo indeterminato: l’edilizia e le attività manifatturiere in primo luogo.
Salta all’occhio poi lo strano caso delle strutture alberghiere e dei ristoranti: qui si è passati da 830 assunzioni nel terzo trimestre 2021 a quota 691. «Una conferma – spiega Zannotti – che il settore turistico-ricettivo resta il più volatile per quanto riguarda la stabilità degli impieghi lavorativi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=5aa975d)