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Ecco i Domestic Arapaima, quando la musica è un atto di rottura contro tutte le convenzioni
Francesco Banti e Samuel Pellegrini hanno dato vita a un duo elettronico Il disco “La Cuadra” è la sintesi tra rigore matematico ed espressività artistica
VENTURINA. Quella dei “Domestic Arapaima” non è semplicemente musica, bensì un coraggioso atto di rottura nei confronti di ogni convenzionalismo. Un perfetto equilibrio tra il massimo rigore matematico e l’estrema espressività artistica sintetizzati in “La Cuadra”, lavoro fresco di pubblicazione che in appena 30 minuti riesce a raccontare il mondo elettronico del duo venturinese composto da Francesco Banti e Samuel Pellegrini (suona anche con i Masu e con gli Interiorama). Un disco fiero di essere considerato un anti-concept album. E se al primo ascolto è garantito l’effetto straniante, già al secondo si riesce a familiarizzare con una serie di suoni talmente diversi tra loro da finire per fondersi in un unico abbraccio, da cui alla fine ci si lascia coccolare volentieri.
Il genere proposto da Banti e Pellegrini è il breackcore che utilizza i suoni violenti dell’hardcore ma con una spiccata accelerazione in grado di restituire all’ascoltatore qualcosa di unico ed inaspettato. Un suono tridimensionale che permette di chiudere gli occhi e vedere immagini prendere forma.
Quali sono i vostri trascorsi musicali?
«Per molti anni abbiamo suonato con i “Senura”, una formazione crossover-new metal con cui abbiamo pubblicato un album e raggiunto il secondo posto a Sanremo Rock. Poi cosa è successo? (Parla Banti). Ho pensato di mettermi alla prova con un progetto di musica elettronica nel quale ho voluto assolutamente coinvolgere Samuel. La particolarità è che utilizziamo sample creati da noi».
Qual è il vostro intento?
«Dare un’aspettativa all’ascoltatore e sottrargliela un attimo dopo. Qual è stata la parte più difficile da realizzare? Il problema è stato riuscire a trovare i collegamenti tra i vari generi che abbiamo accostato insieme ma alla fine ci siamo riusciti partendo sì dal computer, ma senza campionare niente».
Tutto ciò che si sente è stato realmente suonato. Come è stato possibile?
«Noi abbiamo scritto al computer la partitura di fisarmonica, fiati, trombe e di tutti gli altri strumenti. Dopo di che per garantire al suono un calore diverso, abbiamo inviato questi file tramite la piattaforma Fiverr agli oltre venti musicisti sparsi in tutto il mondo che sono stati regolarmente compensati e accreditati per suonare la nostra musica, oltretutto si tratta di vere e proprie eccellenze. Un lavoro certosino durato ben due anni».
Come definireste “La Cundra”?
«Un disco con 11 tracce, folle ma anche rigoroso. Insomma un caos iper-ordinato in cui tutto è studiato a tavolino».
Perché la scelta di un disco non radiofonico?
«È prettamente una questioni di gusti. Dopo aver conosciuto l’artista francese Igorrr che propone una cosa simile siamo rimasti entusiasti. Ciò che volevamo era dare un’impronta più italiana al breckcore inserendo nel progetto la mazurca, pillole di liscio e molti musicisti italiani. Alla fine è probabile che ci siano più persone che non riescano a campare con il mainstream di quelli che fanno un tipo di musica che sicuramente non ne farà mai parte, ma che ha dalla sua una nicchia di pubblico realmente interessato».
Farete live?
«Sì, c’è da capire come organizzarci anche perché occorre il locale giusto ma alcune richieste stanno già arrivando».
Perché vi siete dati questo nome?
«L’Arapaima è il pesce della serie tv “River Monsters” condotta da un biologo e pescatore estremo in cui la colpa di ogni cosa viene data all’arapaima, questo pesce enorme che alla fine si rivela sempre innocente. Un serie che ci ha fatto ridere moltissimo, tanto da passare interi pomeriggi a guardarla, e che ci ha ispirati anche sul nome».
Dove possiamo trovare “La Cundra”?
«Su tutte le piattaforme digitali e non solo. Infatti abbiamo realizzato anche il vinile richiedibile presso Sonicbelligeranza.com, il sito del nostro produttore di Bologna».
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