Il Tirreno

Il viaggio a lieto fine di Giuliana. Perde la borsa in treno ad Albinia e i militari gliela ritrovano

di Ivana Agostini
La signora piombinese Giuliana Righini
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La signora piombinese Giuliana Righini

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PIOMBINO. «Grazie agli angeli che mi hanno riportato la borsa». Giuliana Righini vive a Piombino e nei giorni scorsi è stata ad Albinia insieme a un’amica. In 73 anni di vita era la prima volta che prendeva il treno. Il suo battesimo, però, non è stato molto fortunato, visto che ha lasciato, attaccata al bracciolo della poltroncina del treno, la sua borsa.

«In vita mia – dice al Tirreno – ho sempre guidato la macchina. Non ero tranquilla di andare in treno. Evidentemente avevo un presentimento che qualcosa andasse storto. La mia amica però mi ha convinta e siamo partiti da Campiglia Marittima».

Giuliana doveva, in realtà, arrivare alla stazione di Talamone. Quel treno sul quale erano salite lei e l’amica, però, a Talamone non fermava. «Dopo Grosseto – racconta Righini – ho chiesto quanto mancasse alla nostra fermata e lei mi ha rassicurata. Io mi volevo preparare ma lei mi ha detto che c’era tempo. Fatto sta che ci siamo rimesse a parlare. Il treno si è fermato e guardando il nome della stazione abbiamo visto che eravamo già arrivate ad Albinia. Di corsa abbiamo preso il trolley, un pacchetto regalo, le giacche e siamo scese di corsa».

In questo trambusto, Giuliana non si è accorta che la sua borsetta era rimasta attaccata al bracciolo dove l’aveva messa su consiglio dell’amica. Si è resa conto che le mancava solo quando ha messo le sue cose nell’auto della persona che era venuta a prenderle alla stazione. «Sono corsa sul binario – aggiunge – credendo di averla lasciata lì ma invece no. Ho capito che era rimasta sul treno. Mi sono fatta prendere dal panico. Oltre al cellulare, ai documenti, al bancomat avevo le chiavi di casa, la mia unica copia del nuovo portone. Ero disperata. La mia amica mi ha suggerito di andare a fare la denuncia dai carabinieri».

In quel mentre, però, una pattuglia di carabinieri con a bordo il luogotenente Lucio Aluigi e il maresciallo Quintino Colle si è trovata a passare dalla stazione. «Come ho visto la macchina – continua la piombinese – ho subito iniziato a sbracciarmi. Si sono subito precipitati. Ho spiegato cosa era successo. Mi hanno vista molto agitata e mi hanno suggerito di chiamare al cellulare che avevo in borsa». Seduto non lontano da posto occupato dalla signora c’era un militare dell’Aeronautica che ha risposto al telefono. Evidentemente aveva capito che qualcuno stava cercando la borsetta. «I carabinieri gli hanno spiegato che avrebbero chiamato il macchinista – racconta la donna – e alla stazione di Capalbio lui avrebbe dovuto consegnare la borsa ai carabinieri del luogo che sarebbero andati alla stazione». Insomma, i militari dell’Arma di Albinia, aiutati dalla prontezza del militare dell’Aeronautica a bordo del treno, hanno messo su un vero comitato di aiuto per restituire il bene smarrito a Giuliana. «I due carabinieri di Albinia mi hanno mandato in caserma – dice – e loro sono andati a raggiungere i loro colleghi di Capalbio. Quando mi hanno restituito la borsa io ero veramente commossa e felice».

Giuliana Righini ha pensato che far sapere a tutti la prontezza e l’umanità di coloro che l’hanno aiutata fosse la cosa migliore che potesse fare. «Ieri (domenica per chi legge) sono andata in chiesa e ho acceso una candela per quei militari chiedendo per loro protezione per tutte le azioni che dovranno compiere». Durante il viaggio di ritorno Giuliana si è tenuta ben strettala sua borsa e si è preparata per tempo per scendere dal treno. Come ciliegina sulla torta, arrivata a Campiglia Marittima ha trovato anche la multa: dove ha parcheggiato c’era il disco orario che lei non aveva messo.


 

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