Bezzini contro il parco fotovoltaico. «È una scelta sbagliata e invasiva»
Bocche di Cornia. Discussione aperta sulle energie rinnovabili
PIOMBINO. Spingere sulle energie rinnovabili. La prospettiva mette tutti d’accordo. A maggior ragione a Piombino dove il tema è indicato come la vera alternativa nel dibattito per contrastare la scelta del governo di installare la nave rigassificatore in porto. Eppure, quello che per alcuni esperti è un progetto pilota per l’assesore alll’Ambiente Carla Bezzini è una macchia sul territorio.
È dei giorni scorsi il via libera, dopo una gestazione sofferta di oltre due anni, alla costruzione del maxi-impianto fotovoltaico in zona Bocche di Cornia al colosso spagnolo Solarig. Impianto che a regime sarà capace di produrre circa 55, 800 GWh all’anno. Il tutto con la novità rispetto alla prima ipotesi progettuale di integrare la produzione di energia con l’attività agricola. Ed è questo l’aspetto che ne fa una realizzazione pilota, portata ad esempio virtuoso da Legambiente. «È maturato un progetto che non soddisfa completamente per le distanze da alcune abitazioni, anche se si allontana molto, ma è un eccellente progetto di agrivoltaico», questo in breve è il giudizio.
L’assessore punta il dito tirando le somme dell’impatto che potrebbe avere il progetto sommato a un altro che è ancora in fase di valutazione. E lo fa dalla sua pagina facebook. «Il Comune di Piombino non si è opposto alla realizzazione “degli” impianti fotovoltaici, ma a “quell’impianto” che andrà ad occupare quasi 80 ettari di terreno agricolo – afferma – ; una scelta sbagliata ed invasiva per un’area in gran parte votata all’agricoltura, anche di qualità, e fortemente impattante per gli abitanti della zona che vedranno svalutati i propri beni e che saranno costretti a vivere accerchiati da oltre 70. 000 pannelli fotovoltaici. Il comune è favorevole alla diffusione delle rinnovabili, ma è anche preoccupato per la salvaguardia del territorio e della diversificazione produttiva». Che prosegue: «Quella vasta area purtroppo era stata dichiarata, dalla Regione, idonea agli impianti, con il consenso degli amministratori precedenti, cioè dichiarata sacrificabile: non dimentichiamo che nel nostro paese, negli ultimi 50 anni, oltre 5 milioni di ettari agricoli sono scomparsi per la cementificazione dilagante e per l’utilizzo finalizzato alle speculazioni legate al business dell’energia. Nello specifico, il nostro territorio è stato bersagliato per anni da progetti devastanti, ambientalmente e paesaggisticamente, e ancora oggi continua l’aggressione, vedi la destinazione di Piombino a polo dei rifiuti della Toscana e rigassificatore». E conclude: «Crediamo che il fotovoltaico sia il futuro su cui puntare, ma deve coprire i tetti dei parcheggi, degli edifici pubblici, delle scuole e dei capannoni e non consumare terreni agricoli già coltivati o da recuperare. Tra l’altro questi terreni sono importanti per molti animali della vicina riserva naturale Oasi Orti – Bottagone, che già sono costretti a vivere in un’area fortemente antropizzata e i cui possibili ulteriori impatti abbiamo cercato con ogni mezzo di contenere».
Diversa la valutazione del progetto fatta per Legambiente da Adriani Bruschi: «Il Comune di Piombino sulle energie rinnovabili non ha fatto niente, nonostante la segnalazione da parte della nostra associazione delle opportunità di finanziamento a fondo perduto da parte dello Stato in materia di efficientamento energetico. Non li vogliono installare in campo ma neppure hanno fatto azioni per installarli sulle coperture degli edifici pubblici».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
