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La crisi colpisce tutti, il report: «Un quarto dei poveri sono famiglie italiane»

La crisi colpisce tutti, il report: «Un quarto dei poveri sono famiglie italiane»

I dati della struttura dopo un anno dalla sua inaugurazione «Ma non c’entra il caro bolletta: è una povertà strutturale»

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PIOMBINO. Quando è stato inaugurato un anno fa, nessuno si sarebbe aspettato una simile adesione. Né che diventasse un punto di riferimento tanto importante per un numero così ingente di persone. Invece l’Emporio della Solidarietà in via Don Minzoni a Piombino è diventato nell’arco di appena dodici mesi una vera e propria istituzione. Un successo dovuto, però, a un elemento di fondo estremamente negativo: la povertà dilagante.

Lo testimoniano i dati dell’ultimo report della Caritas locale, che dedica all’Emporio piombinese proprio un approfondimento relativo ai dati che la struttura ha registrato fin dall’immediato, nel primomese e mezzo di apertura al pubblico (l’inaugurazione è avvenuta infatti il 15 novembre 2021) . Pur in così poco tempo le famiglie ammesse all’Emporio – che dunque hanno richiesto e ottenuto la tessera per poter “spendere” i punti (assegnati mensilmente in base al livello di povertà registrata dal centro di ascolto della Caritas) e acquistare così in modo alternativo alla normale spesa al supermercato i prodotti di prima necessità – sono state 41, per un numero totale di 135 utenti singoli: nel solo periodo di novembre-dicembre 2021 ben 204 sono stati accessi agli scaffali di via Don Minzoni, che hanno portato a riscontrare un valore medio della spesa mensile per ciascuna famiglia di circa 100 euro (ogni punto sulla tessera, in un’ottica di spesa solidale, equivale all’incirca ad un euro “reale”) .

Il dato più rilevante tuttavia emerge dall’analisi della composizione etnica di chi ha avuto in quel primo momento accesso all’Emporio della Solidarietà: delle 41 famiglie registrate, 31 risultano infatti di provenienza straniera (di cui un 35 per cento riguarda la folta comunità marocchina presente e consolidata da tempo a Piombino, mentre il 10 per cento è relativo a persone originarie del Senegal e l’8 per cento è composto da ucraini) ma ben dieci sono famiglie italiane. Una quota – il 25 per cento circa – che nel tempo si è mantenuta e a tutt’oggi si riscontra in coloro che accedono al servizio offerto da Caritas e San Vincenzo De’Paoli.

«In quei primi mesi – racconta Francesca Benenati, responsabile dell’Emporio solidale di Piombino – i primi utenti che hanno preso parte al progetto erano persone che venivano “dirottate” dalla San Vincenzo De’Paoli, anche per alleviare la pressione di richiesta dei pacchi alimentari. L’Emporio inoltre – spiega – ha una funzione educativa perché avendo un tetto di spesa mensile comunque porta ad una maggiore consapevolezza di risparmio. Quelle prime famiglie che abbiamo aiutato quindi non erano “nuovi poveri” ma persone che già vivevano un disagio sociale. E nel corso di questo primo anno di vita dell’Emporio se ne sono aggiunte altre. Anche in questo caso, non solo stranieri ma anche una buona fetta di italiani: si tratta di famiglie che vivono situazioni di povertà strutturale – chiarisce – non certo dettati dagli ultimi rincari. Ne è una prova il fatto che prima dell’estate abbiamo avuto una discreta affluenza di persone di origine ucraina ma, passata quest’ondata, non c’è stata alcuna flessione e il loro posto è stato preso da altre famiglie povere».

La composizione di questi nuclei familiari vede la fetta maggiore composta da genitori e tre figli a carico (circa il 22 per cento dei casi) ma «le famiglie italiane ridotte in povertà – spiega Benenati – sono solitamente meno numerose. A volte si tratta anche solo di coppie». Il nodo centrale, per la quasi totalità dei casi, è la mancanza di lavoro. Per gli stranieri questo è legato a difficoltà culturali, linguistiche e di integrazione ma spesso – e questo vale in particolare per gli italiani – si aggiungono motivi di salute (invalidità fisiche o mentali) o legati all’età avanzata che portano all’esclusione dal mercato del lavoro. Condizioni che, in aggiunta a mutui, debiti, pensioni ridotte o sfratti, porta a vivere in stato di povertà assoluta.

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