Il Tirreno

La testimonianza

Uccisa in un’uliveta, il grido della mamma: «Dieci anni senza mia figlia Iaia, ma non mi arrendo alla violenza»

di Divina Vitale
Uccisa in un’uliveta, il grido della mamma: «Dieci anni senza mia figlia Iaia, ma non mi arrendo alla violenza»

La madre di Ilaria Leone lancia un appello ai giovani

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CASTAGNETO. Novembre è il mese che celebra la “non violenza” ma nonostante l’impegno di molte associazioni e centri antiviolenza si continua a contare un numero sempre più alto di femminicidi e violenza di genere. Si moltiplicano le campagne di sensibilizzazione, le manifestazioni, le denunce, le condanne ma non la ferocia. Vittime, donne vittime, come lo è stata la giovane Ilaria Leone, lasciata morire in un’oliveta a Castagneto Carducci.

Passa il tempo ma la macchia di sangue resta e non si dimentica quella maledetta notte in cui Sara Cariano ha perso una figlia. Il prossimo anno saranno 10 anni dalla sua morte ma sembra ieri. «Può sembrare scontato dire che la mia vita è sempre più vuota – la ricorda la madre - . Il dolore è sempre lo stesso. Ho cercato nuovi stimoli per andare avanti e l’associazione dedicata a mia figlia, Iaia, che si impegna proprio nel settore dell’antiviolenza è stata molto importante. Ho cercato nuove attività che mi impegnassero continuamente per cercare di non pensare, per resistere».

Come vive le notizie di continui femminicidi?

«Una ferita che si riapre ogni volta… In un primo momento cercavo di approfondire, capire, seguivo ogni caso attentamente. Col tempo, poi, mi sono allontanata. Non li evito, ascolto però poi mi fermo non vado oltre. Lo faccio per proteggermi . In tutte quelle donne vedo Ilaria, lì per terra, rivivo tutto e per questo evito. Si tratta di difesa personale».

Con l’associazione vi impegnate molto, è soddisfatta dei risultati?

«Ci impegniamo nell’attività giornaliera di sportello ma usciamo fuori, fisicamente, soprattutto vicino alle ricorrenze con tante iniziative. Riceviamo molte telefonate però spesso le persone non si presentano e questo ci dispiace. Ma non ci diamo per vinte».

Cosa rappresenta per lei questa realtà associativa e vorrebbe si sviluppasse nel futuro?

«La realtà associativa c’è ed è fondamentale, inoltre negli ultimi tempi il Comune ha dedicato ad Ilaria il Centro Giovani ed è stato importante come passo. È stata una bella iniziativa, Ilaria era allegria giovane, gioia ed è bello che si ricordata in un centro di aggregazione dove stanno i ragazzi e non solo per la violenza . Poi sarebbe bello che il nostro sportello fosse valorizzato anche come un’opportunità di lavoro per il futuro. Noi siamo tutte volontarie, poche tra l’altro, ognuna ha la sua vita e non è sempre facile. Invece se fosse aperta una posizione lavorativa potrebbe essere motivante ancor più coinvolgendo persone che possano lavorarci nel quotidiano portando buoni risultati. L’impegno contro la violenza dovrebbe diventare lavoro e fonte di reddito per qualcuno in modo che ci sia un impegno fisso, un percorso da portare avanti per tutti. Un genitore non dovrebbe mai sopravvivere alla morte di un figlio. Quante volte ho pensato perché non io al suo posto. Mi immedesimo sempre nel dolore degli altri, vittime come me. Negli anni il dolore si è un po’ affievolito ma basta niente per tornare ad essere totale: basta mangiare qualcosa, un abbraccio di una persona cara e il pugno torna forte sullo stomaco…»

Le persone più importanti che la hanno aiutata in questi anni?

«Per fortuna godo di una famiglia molto numerosa . Se c’è bisogno di aiuto possiamo contare gli uni su gli altri. I parenti sono fondamentali, la famiglia è una sicurezza sempre, assieme alle donne del volontariato».

Se potesse ancora dire una cosa ad Ilaria quale sarebbe?

«Se potessi dire qualcosa ad Ilaria … la sorte ha voluto questo per lei, noi sopravviviamo e coltiviamo questo dolore immenso. La cosa a cui voglio pensare, pur non essendo credente è che lei si trovi in un bel posto e stia bene. Vorrei chiederle come sta. Mi preme sapere che stia bene dopo la morte. E che sia serena perché comunque quando era qua viveva appieno i problemi adolescenziali e l’ho lasciata così…»

Cosa consiglia ai ragazzi oggi dopo quello che ha vissuto e potrebbe accadere a chiunque purtroppo?

«Di ricordarsi che hanno una famiglia e che quella non tradisce. È un porto sicuro in cui rifugiarsi sempre. La violenza appartiene a tutti e, se notano delle cose che non vanno, devono avere il coraggio di raccontarle; infine di cercare di star lontano dai pericoli. Siate voi stessi e cercate di raggiungere i vostri obiettivi, con onestà e impegno. E con amore, l’amore dovrebbe muovere le nostre vite non la violenza in ogni sua forma».


 

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