Gioco
Rigassificatore: «Valutiamo se è il sito più adatto», il ministro Urso apre uno spiraglio
Nella compagine di governo posizioni differenziate sul progetto Piombino
PIOMBINO. Nelle stanze del Palazzo comunale si lavora alla messa a punto del ricorso al Tar. Barra dritta per fermare la nave rigassificatore. Passando da Piombino a Roma, invece, l’andamento pare ondivago. Almeno stando al susseguirsi delle dichiarazioni che in tempi diversi i ministri del neo governo Meloni rilasciano sul tema. È sufficiente mettere a confronto le parole ultimative del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin con quelle del collega Adolfo Urso, al dicastero dello Sviluppo economico. Dalla necessità improrogabile del primo al vediamo e valutiamo del secondo.
Riavvolgiamo il nastro procedendo a ritroso. «Bisogna comprendere l’esigenza di cittadini che hanno già dato molto sul piano ambientale e che avevano un progetto di riconversione produttiva su turismo e pesca. Credo che debbano essere ascoltate le esigenze della città». Così il ministro Urso a SkyTg24 sembra utilizzare un lessico che richiama le frasi spese in questi mesi dal sindaco di Piombino Francesco Ferrari. Il ragionamento di Urso prosegue. «Va presa la decisione migliore possibile – dice – . Sappiamo che dobbiamo realizzare due rigassificatori: uno a Ravenna, un contesto del tutto diverso, polo produttivo e petrolchimico. L’altro nell’Alto Tirrenico e probabilmente vedremo, sono altri che se ne devono occupare, se il sito più adatto sia davvero quello di Piombino. Certo, va fatto». Del resto, Urso nella precedente legislatura ha ricoperto la carica di presidente del Copasir, il comitato parlamentare di controllo dell’intelligence. In un rapporto del Comitato sulla sicurezza energetica italiana è scritta nero su bianco la necessità di realizzare i rigassificatori.
La mezza apertura di Urso arriva 24 ore dopo le dichiarazioni di Pichetto Fratin che sembravano escludere la possibilità di repentini cambi di strategia e un passo indietro sul progetto targato Snam, che punta alla collocazione della nave rigassificatore Golar Tundra sulla banchina est della darsena nord della nuova area portuale di Piombino. Nella strategia di ampliare le fonti nazionali di approvvigionamento energetico ci sono i due rigassificatori. «Puntiamo su quelli di Piombino e Ravenna», due strutture «fondamentali». Insomma, su Piombino il governo parrebbe intenzionato a non fare marcia indietro. Nè, sembra avere delle chance la ricerca di alternative al sito di Piombino che Giorgia Meloni, durante la campagna elettorale, aveva garantito.
La partita che sembra si stia giocando in scia all’autorizzazione all’ormeggio per tre anni nel porto di Piombino, rilasciata dal commissario straordinario all’opera Eugenio Giani il 25 ottobre, è di posizionamento politico. del resto, le e parole di Pichetto Fratin vanno lette insieme ad alcuni indizi inequivocabili. La presidente del consiglio Meloni tra i suoi primi atti a Palazzo Chigi ha nominato l’ex ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani consulente per l’energia. Insomma, proprio il ministro che ha individuato in Piombino la sede per ospitare il rigassificatore. E a pochi giorni di distanza c’è stata la conferma a viceministra all’Ambiente della leghista Vannia Gava, tra le più convinte sostenitrici del rigassificatore a Piombino.
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