Gioco
Nina e i suoi 101 anni: si salvò dalle bombe per miracolo nell’isola della pace
Nata nel 1921, visse la guerra in continente e uscì viva dalla strage di San Miniato del ’44
CAMPO NELL'ELBA. «Sono sopravvissuta nel 1944 ad un bombardamento dove morirono 55 persone. Un anno dopo mio fratello Adolfo tornò salvo dalla deportazione in Germania. Studiai pianoforte in gioventù. Sto abbastanza bene, ma non ho imparato ad usare il computer; ora avrei potuto viaggiare con internet». Flash della campese d’adozione, Agostina Moderni, chiamata Nina, donna che ha compiuto 101 anni lo scorso 27 del mese di ottobre.
«Nacqui a Livorno nel 1921 – dice – da Lucia Ulivelli, campese, e Angelo Moderni, maresciallo dei carabinieri di Vicchio. Mia madre è stata una maestra qui all’Elba. Ho un fratello, Adolfo che tra un mese pure lui sarà centenario, mia sorella Anna ne ha 96, anche lei è stata insegnante nelle elementari locali». Dopo Livorno la famiglia seguì Angelo in più sedi. Per 16 anni furono a Genova, ma con la seconda guerra mondiale arrivarono bombardamenti e i Moderni raggiunsero San Minato. «Come sfollati fummo accolti nella canonica di Don Starnini – ricorda Nina. Intanto mio fratello fece l’accademia per diventare ufficiale e partì per la guerra e dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero e rinchiuso a Beniaminow in Polonia». Preoccupazioni forti ma il peggio arrivò con altre bombe. «In tanti ci rifugiammo nel Duomo – racconta –. Ci riparammo sotto l’altare maggiore. Proprio lì caddero le bombe. Mi ritrovai sola e cercai la mia famiglia urlando i loro nomi. Passai in mezzo a tanti corpi sanguinanti. Terribile! Sul sagrato ritrovai i miei familiari in lacrime: mi credevano morta. Ci abbracciammo con gioia mista a terrore».
Fu la svolta. Ritornarono all’Elba e iniziò una vita di pace. Nel 1952 Nina sposò Bruno Scotti un “padrone marittimo” che girava il mondo al comando di piccole petroliere. «Stava lontano mesi – spiega l’anziana –. Nel 1954 nacque Luciano, quindi Nicoletta. Nel 1969 morì mio padre. Mamma ci aveva lasciati prima. Ho fatto crescere i miei due figli: sono sempre stati bravi. In paese ci si conosceva tutti e c’era tanta solidarietà. Ho avuto impegni extra famiglia: suonavo il pianoforte all’asilo delle suore per le feste dei bambini, lavoravo a maglia, all’uncinetto, cucivo, davo una mano in parrocchia. Anni sereni».
Poi altra partenza: dal 1968 all’80 di nuovo a Livorno. Luciano fece il liceo scientifico e Nicoletta le magistrali. Poi l’università a Pisa. Il primo è ingegnere, la seconda maestra. Tornarono a Campo e vi rimasero per sempre dopo il pensionamento di Bruno. «Nel 1993 mio marito è mancato – aggiunge –. Nicoletta e Luciano mi hanno “regalato” rispettivamente due nipoti Emanuele e Francesco. La mia gioia. Ora sono addirittura bisnonna dei figli di Emanuele. Trascorro le mie giornate quasi sempre in casa, leggendo e guardando la televisione. Ed ho qui vicina a me Nicoletta al piano di sotto, mentre Luciano non abita all’Elba, ma viene spesso con la sua famiglia».
«Mi dispiace di non aver imparato ad usare lo smartphone o il computer – spiega –, saper usare questi apparecchi moderni mi avrebbe permesso di informami, di vedere ogni aspetto del mondo che io non ho girato come ha fatto mio marito. Ormai a questa età non posso più imparare. Mi dà forza la visita dei miei nipoti. In casa ho una badante, Daniela, che mi dà una mano perché io non riesco a muovermi bene ormai. Ricordo con piacere il passato, oltre a suonare il pianoforte avevo attitudine verso lavori creativi: realizzavo anche qualcosa di artistico pure con la tecnica del patchwork e del découpage».
«Per miei 100 anni – conclude – mi hanno regalato una macchina da cucire nuova. Purtroppo però non riesco ad usarla: queste moderne sono super tecnologiche e sono dispiaciuta per non aver saputo sfruttare il bel regalo. Ho vissuto una vita lunga e spero di essere stata di aiuto e un buon esempio per i miei e per chi mi ha conosciuto».
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