Il Tirreno

La città più pop

Centinaia di manifesti interattivi riscoprono Piombino millenaria

di Sara Chiarei
Centinaia di manifesti interattivi riscoprono Piombino millenaria

La storia del monastero, del porto e del Castello si apre con un QR Code. L’idea di Marco Paperini: «La storia è importante, così la rendiamo più pop»

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PIOMBINO. Un’idea originale per un obiettivo non serto semplice. Rendere più pop la storia della nostra città. Molte persone faticano ad avvicinarvisi, mentre è fondamentale possedere questo genere di nozioni per riuscire a comprendere meglio il presente.

E se il principio è sempre vero lo è a maggior ragione quando ci si imbatte in una ricorrenza storicamente molto importante come lo è la data del 1 novembre. Ne è convinto lo storico Marco Paperini, divulgatore scientifico e dottore di ricerca in storia medievale che ha recentemente pubblicato i testi “Storia illustrata di Piombino” e “Breve storia illustrata di Piombino”. Paperini, esperto di progetti innovativi nel settore turistico-culturale nell’ambito del gruppo Past Experience è anche membro del comitato scientifico della Fondazione Polo universitario grossetano e ha pensato di sottolineare l’importanza di questa data in modo originale.

Più in particolare, nelle piazze e strade principali della città sono stati affissi volantini e manifesti dotati di un QR code che sarà sufficiente centrare con il proprio cellulare in modalità fotocamera perché si apra letteralmente un mondo. «Ciò che appare – dice Paperini – è una pagina di Archeo reporter dove c’è il mio articolo ed un video dedicato ai primi 1000 anni del Monastero di Piombino, ma anche al porto e al Castello. Il 1 novembre 1022 si ricorda infatti la nascita di questo progetto nella rada del porto di Falesia, laddove sorgeva anche una piccola chiesa della Sede Apostolica. Il monastero di San Giustiniano venne eretto per volontà di papa Benedetto VIII ed intorno si sviluppò il castello di Piombino. Tutto ciò accadde – prosegue – nell’ambito di quella che oggi definiremmo una politica internazionale che vedeva da un lato il Papa come promotore per la difesa della costa, dall’altro i conti della Gherardesca riconoscevano nel monastero l’affermazione delle proprie ambizioni sociali e politiche». La volontà era evidentemente quella di dotare il canale di Piombino (noto punto strategico) di un porto come quello di Falesia evitando però che risultasse abbandonato a se stesso.

«Ancora oggi Piombino – spiega – deve molto all’attività portuale. All’epoca il porto rimase al centro delle attività pisane almeno fino al XIII secolo ed il monastero non faceva che accrescere le sue ricchezze attraverso i dazi sulle merci mentre Piombino era un Catello, ovvero un centro fortificato che controllava il proprio territorio di competenza».

Il monastero, esente alla giurisdizione del vescovo, dipendeva direttamente dalla Santa Sede con il diritto di libera sepoltura, riscossione delle decime e più tardi, della giurisdizione ecclesiastica esclusiva su Piombino. Insomma, si tratta di una fetta importante della storia non solo della città ma dell’intero territorio che Paperini ha deciso di rendere nota anche a chi in genere di rivela avulso a partecipare a mostre e conferenze.

«L’idea principale che sostiene tutto – spiega – è che la conoscenza del passato non la si può fare solo nei luoghi canonici ed esclusivamente per gli addetti ai lavori. La cultura non deve essere qualcosa di sacrale ma di quotidiano. ll progetto è quello di fare un piano di comunicazione diverso in cui si restituisce un’informazione culturale alla comunità che in questo modo ha l’occasione di riappropiarsi della propria identità storica». I volantini, distribuiti anche nelle scuole e fatti girare sui social, resteranno affissi per dieci giorni e rappresentano un primo esperimento finanziato realizzato dalla Fondazione Aglaia.
 

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