Gioco
Tutti in cerca di funghi, ma gli esperti avvertono: «Le app per riconoscerle non sono affidabili»
L’allarme del gruppo micologico piombinese: «In caso di dubbi bisogna rivolgersi all’Asl»
PIOMBINO. La giusta percentuale di umidità e caldo insieme alla scarsa ventilazione rappresentano il mix ideale per la nascita dei funghi che in questo periodo stanno invadendo tanto i boschi, compresi quelli del nostro promontorio, quanto i social. Da giorni si è innescata una sorta di competizione a chi ne raccoglie di più, dagli ambiti cocchi e porcini ad altri meno conosciuti ma altrettanto ghiotti. Su Facebook si sprecano foto di ceste o vassoi stracolmi a dimostrazione di quanto ormai i social abbiano innescato un vero e proprio “fenomeno funghi”.
Se da un lato questa tendenza riesce a strappare un sorriso (e magari anche un pizzico di invidia in chi non riesce a trovarli), dall’altro ha sollevato la preoccupazione degli esperti, convinti che tutto questo clamore possa rivelarsi pericoloso per i molti cercatori inesperti. Mangiare funghi velenosi può costare un prezzo molto alto, in alcuni casi perfino la vita. «Questa moda di postare così tante foto di funghi ci preoccupa – dice Paola Gozzi, presidente gruppo micologico piombinese – raccoglierli senza conoscerli può essere pericoloso. Molti li portano alla nostra sede di via Guido Rossa 39, in località Cotone, ma non siamo autorizzati a dichiarare se un fungo è commestibile o meno. Per legge può farlo la Asl cui pertanto bisogna rivolgersi in caso di dubbio».
L’ispettorato micologico dell’azienda sanitaria locale riceve presso la palazzina rossa adiacente all’ospedale Villamarina dove è utile portare i funghi anche in caso siano stati regalati. «Gli sportelli dell’Asl – continua – offrono consulenza gratuita per il riconoscimento dei funghi raccolti verificandone la commestibilità».
È importante però che gli esemplari siano freschi e integri con tanto di gambo perché solo così sarà possibile dichiarare con certezza di quale specie si tratti. «Addirittura – sottolinea Catia Biagini, consigliere gruppo micologico – tante persone scaricano delle App per il riconoscimento di funghi ma noi stessi le abbiamo testate e non sono sicure. Del resto da una foto non si può mai evincere se un fungo può essere consumato a scopo alimentare».
Come se non bastasse spesso vengono pubblicate immagini che ritraggono grandi quantitativi di funghi. È bene ricordare che la legge regionale prevede che la raccolta giornaliera non superi il limite di 3 chili per persona (tetto che sale a 10 chili solo se i residenti dei territori montani della Toscana raccolgano nel proprio comune di residenza) e che il cercatore sia munito di tesserino, salvo che si vada a funghi nel proprio comune.
Ogni venerdì alle 21 nella sede del gruppo micologico piombinese si tiene il corso, al quale è ancora possibile partecipare, il cui scopo è quello di fornire una conoscenza di base che potrebbe rivelarsi molto utile se si intende recarsi nel bosco. «La prima regola che insegniamo – dice Sfefano Lessi, vicepresidente – riguarda il comportamento da adottare. Purtroppo molti arrivano a prendere a bastonate i funghi quando si accorgono che non si tratta di porcini oppure lasciano il bosco sporco. Altra cosa cui prestare attenzione è l’abbigliamento, c’è chi va a fare funghi in pantaloncini corti e infradito ma è necessario tenere presente i rischi che si corrono inciampando o imbattendosi in vipere o zecche».
È per questo motivo che il gruppo micologico prima della pandemia teneva lezioni anche nelle scuole, cosa che tornerà a fare già dal prossimo anno scolastico. Proprio questo week end il gruppo micologico piombinese organizza una mostra di funghi dal vero nel chiostro della concattedrale di Sant’Antimo. L’ingresso è libero. L’orario: sabato dalle 15 alle 19,30 e domenica dalle 10 alle 12,30 e dalle 15 alle 19,30.
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