Attenzione
Piombino, sulle orme dei padri soldati che liberarono la Val di Cornia
La prima tappa della memoria a Belvedere (Suvereto) poi alla Batteria Sommi Picenardi
PIOMBINO. Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941, la reazione della popolazione americana nei confronti dei cittadini di origine giapponese (nisei) fu durissima, spesso con profondi e violenti connotati di odio e razzismo. Le famiglie di origine giapponese furono deportate dai luoghi di residenza (soprattutto California e isole Hawaii) verso Ovest, in appositi campi di internamento in zone desertiche o isolate, dove la vita era molto dura, specialmente nei primi periodi.
La reazione dei giovani Nisei fu fiera e decisa: essi rivendicavano la loro cittadinanza americana, non si sentivano responsabili delle azioni dell’impero giapponese e in breve chiesero insistentemente di essere arruolati come tutti gli altri giovani americani per difendere il loro paese.
Tale fu la loro insistenza che, non senza perplessità, il 1 febbraio 1943 a Camp Shelby, Mississipi, fu costituita una speciale unità, inquadrando etnicamente i soldati nippoamericani. L’unità diventò in seguito il 442° Reggimento di Fanteria e fu inviata a combattere oltremare, in Italia, inquadrata nella V Armata USA.
I soldati del 442° dettero prova di eccezionale valore in combattimento, tanto che il reggimento è tutt’ora il reparto più decorato nella storia militare degli Stati Uniti d’America. Su 14000 effettivi, ben 12000 erano volontari. Ricevettero in totale 18000 decorazioni al valor militare e 4000 decorazioni per ferite in combattimento. Il 442° Reggimento fu premiato, in due anni di combattimento, con 8 Presidential Unit Citation. Un record assoluto.
I Nisei in Val di Cornia
Il reggimento, ordinato su tre battaglioni (2nd, 3th e il veterano 100th) entrò in linea alle ore 6. 00 del 26 giugno del 1944 ai piedi di Suvereto, rilevando il 517th Parachute Infantry Regiment. Obiettivo liberare la strada per Castagneto e raggiungere la pianura che conduce a Cecina.
Una zona collinare difficile, ottima per la difesa da parte delle agguerrite retroguardie della Wehrmacht, composte da unità d’élite delle SS. Era il battesimo del fuoco per il reggimento, la prima volta che l’unità combatteva al completo. Dopo aver occupato Suvereto, evacuata dai tedeschi senza combattere, come ala destra della 34th Infantry Division “Red Bull”, i nisei furono impegnati in violentissimi e sanguinosi scontri per espugnare il piccolo borgo di Belvedere e le alture circostanti, che i soldati tedeschi della 16° Divisione delle Waffen SS (che poche settimane dopo si renderanno responsabili di orrendi crimini contro le popolazioni civili) avevano trasformato in forti caposaldi.
Attraverso il loro servizio, questi giovanissimi soldati testimoniarono una volta per tutte la loro appartenenza al popolo americano. Molti di loro, mentre combattevano con coraggio e con sacrificio per liberare l’Italia dai tedeschi, avevano le famiglie chiuse nei campi di internamento. Molti di loro non tornarono. Nei quattro giorni di combattimenti di giugno, il 442nd perse due ufficiali e diciassette soldati. Altri undici risultarono missing in action, dispersi in azione. Decine i feriti. Ben 178 soldati tedeschi persero la vita sul fronte opposto, e quasi altrettanti furono presi prigionieri. Cinquanta solo a Belvedere.
Nelle colline di Suvereto i giovani soldati con gli occhi a mandorla catturarono ingenti quantità di armamenti, materiali, documenti, veicoli e persino un carro armato.
Sulle orme dei padri
La comunità nisei è molto orgogliosa delle proprie tradizioni e alle isole Hawaii esiste un importante centro di documentazione e un museo dedicato ai combattenti della seconda guerra mondiale.
Periodicamente, nel passato, reduci sono tornati in Italia ripercorrendo il proprio itinerario bellico, rendendo omaggio ai loro compagni caduti e incontrando le popolazioni conosciute. Adesso il testimone è passato a figli e nipoti, che annualmente, a gruppi, visitano l’Italia sulle orme dei padri e nonni. Belvedere di Suvereto è una delle tappe di questo percorso della memoria. La mattina del 14 settembre un gruppo di familiari di soldati Nisei ha raggiunto Belvedere. Un incontro emozionante con il loro e il nostro passato.
Sul posto, prima di porgere omaggio alla targa che ricorda la battaglia del 1944, gli ospiti hanno ricevuto il saluto del sindaco di Suvereto, Jessica Pasquini, a nome della comunità. Successivamente il presidente dell’associazione Microcosmo di Piombino ha illustrato lo svolgimento della battaglia e mostrato documenti dell’epoca, in cui con una certa emozione sono stati riconosciuti nomi familiari. Erano presenti l’ex presidente Anpi di Suvereto, Dario Tafi, e un rappresentante dell’Associazione “L’altro lato del caposaldo” di Pianosinatico, Roberto Simoncini.
L’accoglienza è stata eccezionale e la struttura turistica di Belvedere ha offerto una ricca colazione a base di prodotti locali. Il gruppo ha poi visitato il centro storico di Piombino, fermandosi per il pranzo, e il museo della batteria navale Sommi Picenardi di Punta Falcone, dove il consigliere Marco Viti ha portato il saluto dell’amministrazione e della Città di Piombino.
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