Il Tirreno

Agricoltura

Campiglia, la scure della siccità sulle colture: «Situazione grave mai come quest’anno»

Sara Chiarei
Campiglia, la scure della siccità sulle colture: «Situazione grave mai come quest’anno»

I nubifragi di agosto non sono serviti: «I nostri prodotti sono sempre più a rischio»

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CAMPIGLIA. L’Italia sta vivendo una delle siccità più gravi di sempre che va avanti ormai da moltissimo tempo. Oltre all’estate, infatti, anche la primavera si è rivelata avara di piogge. E naturalmente la Val di Cornia, terra preziosa per l’agricoltura toscana, non fa certo eccezione.

«Le colture a rischio – dice Fabrizio Meini, orticoltore – sono un po' tutte, dalle piante ad alto fusto alle orticole».

La sua azienda è dislocata in due località: una parte si trova vicino alle Banditelle, l’altra a Casalappi lato Suvereto, coltiva principalmente pomodori da industria e in percentuale minore cereali ed in questa estate con temperature da record è stato costretto ad irrigare molto più del solito. «Per riuscire a portare a casa un raccolto normale – dice – non solo ho irrigato il doppio ma anche con doppia manichetta, perciò è corretto dire che alla fine abbiamo irrigato il quadruplo. Una cosa che non mi era mai capitata – prosegue – senza pensare ai costi di acqua e gasolio nel frattempo raddoppiati. Io confino con la parte nord del fiume Cornia, dove le falde sono al massimo, ma quest’anno ha portato pochissima acqua. In un anno normale fino alla metà di giugno lo si vede scorrere, quest’anno all’inizio della primavera era già secco».

Quanto ai cereali il calo della produzione si aggira intorno al 20% a causa della mancanza di piogge in primavera mentre temporali come quello di giovedì scorso non servono a niente se non a danneggiare ulteriormente le colture. «L’ autunno – conclude – sarà determinante per andare avanti. Se non inizia a piovere il prossimo anno sarà difficile coltivare qualsiasi cosa».

Assai critica la situazione per l’olivicoltura come evidenzia Maurizio Viliani, azienda Lugudoro, che ha le sue 1.200 piante a San Carlo, nel comune di San Vincenzo. «La situazione – dichiara – è oramai compromessa e le bombe d’acqua come quella della scorsa settimana possono solo aiutare la sopravvivenza degli olivi collinari, come quelli che possiedo io, ma niente di più. Chi invece ha le piante in pianura e ha iniziato a dare l’acqua in primavera ha un’ottima produzione. Oltre alla siccità- continua- quest’anno nel periodo della fioritura si sono registrati 35 gradi, cosa che ha fatto seccare i fiori». Un’annata complicata, sottolinea Viliani, che ricorda molto quella del 2014 altrettanto pessima ma per condizioni opposte infatti piovve moltissimo nel mese d luglio. «Per la prima volta in vita mia – sottolinea- ho irrigato le piante più giovani per salvare il salvabile. Quest’anno lavoreranno meno i frantoi e le cooperative che si occupano della raccolta delle olive. L’olio arriverà comunque sulle nostre tavole- conclude- ma principalmente da altre parti». “Macchion dei lupi” è il nome dell’azienda di Carlo Parenti, un viticoltore che possiede viti e olivi a San Lorenzo, vicinissimo a Suvereto, e che ha appena iniziato a vendemmiare. «L’acino d’uva- spiega- è fatto in gran parte di acqua, una volta eliminata restano solo buccia e semi. Perciò prevedo circa metà della produzione e metà della resa, in pratica un quarto del vino che abbiamo avuto nel 2021». Ma la siccità oltre che sulla quantità andrà ad incidere anche sulla qualità del prodotto finale? «Oggi sempre più – prosegue – vanno per la maggiore i vini a bassa gradazione, più eleganti e meno strutturati. Il caldo invece concentra gli zuccheri facendo ottenere vini più alcolici che si collocano nella direzione opposta di ciò che cerca il mercato”. Ancora più nefasto il destino delle olive che dopo una bellissima fioritura, ci racconta, sono cadute tutte a causa di condizioni avverse (siccità ma anche sbalzi di temperatura e forti ventolate) nel momento in cui i fiori dovevano diventare frutti. Raccolto, dunque, seriamente compromesso come lo è stato per il girasole. A Piombino Giovanni Bonti, si considera fortunato perché la sua azienda San Giusto un po' come tutte quelle ubicate sulla costa gode di una posizione favorevole: giusta ventilazione e poca escursione termica. Fattori che anche quest’anno hanno contribuito a tutelare le sue viti, a preoccuparlo è l’eventualità che possano ripetersi condizioni così estreme anche in futuro. «La vite è una pianta molto resistente- dice- ma è ovvio che necessiti comunque di acqua. Inizierò la vendemmia a settembre anticipandola di una settimana ma altrove si è stati costretti a partire addirittura un mese prima. Il punto è che se una simile situazione si verifica “una tantum”, si può sopportare, se al contrario dovesse ripetersi già il prossimo anno mi troverei costretto a trovare mezzi di ausilio alla pianta, ovvero sistemi di irrigazione ad hoc». Naturalmente va considerata anche la maturazione fenolica la quale tiene conto di molti parametri che devono equilibrarsi con la parte alcolica. Tendenzialmente un vino prodotto da uva raccolta troppo anticipatamente risulterà squilibrato. «Circa la qualità è difficile fare previsioni- conclude- penso però che per quest’anno il prodotto delle aziende ubicate sulla fascia costiera non manifesterà particolari problematiche a livello qualitativo».


 

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