Sicurezza
Addio a Giorgio Barsotti, padre del Premio Brignetti
Aveva 86 anni, il funerale alla chiesa di San Giuseppe
PORTOFERRAIO. L’Elba della cultura e della letteratura da ieri mattina è un po’ più povera. È morto, all’età di 86 anni nella sua abitazione, Giorgio Barsotti. Docente in Lingua e letteratura francese alle scuole superiori dell’Isola per oltre quarant’anni, ha formato generazioni di studenti. Spirito eclettico, profondo conoscitore delle nuove e moderne tendenze della letteratura ha legato il suo nome al Premio internazionale Isola d’Elba Raffaello Brignetti, ricoprendo fin da subito il ruolo di presidente del comitato promotore. La manifestazione culturale più importante dell’anno per l’Elba si vede privata di un’altra colonna portante, dopo quella di Alberto Brandani, presidente della giuria letteraria del premio, scomparso l’autunno scorso.
Era nato a Piombino Giorgio Barsotti da una famiglia originaria di Santa Fiora sull’Amiata. L’ultimo viaggio che ha compiuto con la moglie Grazia Ortolani e il figlio Michele, è stato proprio per raggiungere il suo paese d’origine, desideroso com’era proprio a Ferragosto d’incontrarsi con una donna, anch’essa di Santa Fiora, con cui era cresciuto.
Barsotti a tutti gli effetti si riteneva isolano. A Portoferraio la famiglia si era trasferita per seguire il padre che aveva ricevuto l’incarico di segretario comunale. La famiglia durante la guerra, si rifugiò da sfollata sull’Amiata per due lunghi anni, mentre il padre rimase a Portoferraio. La città in quel periodo subì oltre cinquanta bombardamenti aerei sia da parte alleata che dai tedeschi. Tutto questo è lo stesso Barsotti a raccontarlo nel libro dato alle stampe dall’editrice Myra nel 2015. Il volume si compone in sette capitoli che sono sette episodi legati a tre luoghi del cuore: Piombino, Santa Fiora e Portoferraio, nei quali l’autore trascorse i primi tredici anni di vita a partire dal 1936.
Sono frammenti di vita vissuta che ritornano alla memoria dopo tanti anni. Sono ricordi di persone, sapori e luoghi che riaffiorano alla memoria. Tutto però si ferma nel 1949. L’anno rappresentò per l’autore lo spartiacque tra l’adolescenza e gioventù. Il discorso sarà ripreso con la pubblicazione, nel 2017, del suo secondo libro, sempre con i caratteri dell’editrice Myra, dal titolo “Tra banchi e cattedre”. Un libro nato da un’esigenza intima di mettere ordine fra i ricordi del proprio vissuto.
«Queste pagine – scrisse Barsotti – non raccontano la storia, ma la mia storia. Qualcuno dei miei ipotetici lettori potrebbe trovarvi inesattezze che riguardino la cronologia o la localizzazione di alcuni eventi narrati, la cui distanza temporale era troppo grande perché potessi ricordarli con esattezza e, del resto, non era questo il mio scopo. Contava per me andare indietro sul filo della memoria e cercare di ricostruire atmosfere, sensazioni, affetti di un periodo della mia vita che considero a tutt’oggi fondamentale per la mia formazione».
Da pensionato Barsotti ha conseguito altre quattro lauree, che così egli stesso definisce: «Sono infine approdato all’ultima fase della mia vita in cui, per un insopprimibile desiderio di apprendere e di misurarmi con me stesso, ho ripreso a vivere una vita da studente inseguendo diplomi di laurea conseguiti con impegno, fatica e soddisfazione».
I funerali si svolgeranno questo pomeriggio alle ore 17 nella chiesa di San Giuseppe. Alla moglie Grazia e ai figli Irene e Michele le condoglianze del Tirreno.
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