Il dolore
Monica e Nino, l’amore nato all’Elba e il matrimonio sull’isola oltre 40 anni dopo il primo ballo al “Clubino”
Una vicenda incredibile. Protagonisti due ragazzini oggi marito e moglie. «La chiesa di Sant’Ilario simbolo della nostra unione: ogni giorno pregavo di sposarlo»
MARINA DI CAMPO. Quando sono tornati a camminare per quei vicoli è stato come se niente fosse in realtà cambiato. Come se Marina di Campo e il piccolo borgo di Sant’Ilario fossero rimasti immutati nel tempo, congelati nella memoria di un’estate che ha segnato la loro vita.
Così Monica e Nino – svedese di 62 anni lei, campano di 59 anni lui – sono tornati sull’isola dove il loro amore è sbocciato. E dopo quarant’anni dal loro primo “sì” pronunciato a Stoccolma il 30 luglio 1982, tra le mura raccolte della chiesina di Sant’Ilario e davanti a tre dei loro sei figli hanno scelto di confermare le proprie promesse matrimoniali. Una cerimonia intima in quello che è il luogo simbolo della loro unione, dove «ogni giorno – racconta Monica – andavo a passeggiare e mi fermavo a pregare che ci fosse permesso di sposarci e vivere finalmente insieme la nostra storia d’amore».
Una svedese all’Elba
Cosa può fare incontrare una ragazza svedese di 21 anni e un ragazzo appena diciottenne originario del casertano? Con Monica Helander e Nino Aletto il destino sembra, effettivamente, averci messo lo zampino in più di un caso.
«Non avevo mai sentito parlare dell’isola d’Elba, solo come meta turistica e come luogo dell’esilio di Napoleone – racconta Monica – nel 1981 mi trovavo a Firenze: mi ero trasferita lì da Stoccolma per studiare la lingua italiana per tre mesi. Ma quando fu il momento di tornare mi rifiutai e andai a Roma con la mia amica Louise a casa di un’altra ragazza che conoscevamo. Fu lei a consigliarci di visitare l’Elba prima di tornare a casa – ricorda – ci disse che non potevamo farne a meno: così ci imbarcammo con uno degli ultimi traghetti, arrivammo sull’isola che faceva buio. Mi resi conto della sua bellezza solo il mattino successivo: aprii la finestra della stanza e mi sembrò di essere in paradiso».
Galeotto fu il “Clubino”
Affascinate dalle attrattive dell’isola, le due giovani svedesi si godevano le serate al ritmo della musica delle discoteche elbane. Tra queste, immancabile l’appuntamento allo storico “Clubino” di Marina di Campo. Fu lì che per la prima volta Monica e Nino si incontrarono e si conobbero.
All’epoca diciottenne, il giovanotto campano lavorava come cuoco alla pensione Florida e coltivava la passione per il ballo di sala. «Era un gran ballerino, gareggiava anche in alcune competizioni – racconta lei – appena lo vidi mi piacque, ma fu la mia amica a farsi avanti per prima. Così rimasi a ballare con il suo migliore amico, Pasquale, che invece si era invaghito di me. Io però non ero interessata, anzi un po’ mi infastidiva pure: una sera allora mi sedetti accanto a Nino e iniziammo a parlare, io con il mio italiano stentato, lui raccapezzandosi con un po’ di francese, che avevamo entrambi studiato».
Poi, la scintilla: le note di Johnny and Mary di Robert Palmer, lui che invita lei a ballare in mezzo alla pista, i due amici che restano a guardarli mentre l’amore fa il suo corso e il colpo di fulmine si compie. «Quella sera – ricorda nostalgica Monica – abbiamo ballato tutta la notte».
Un atto di coraggio
Dopo solo due settimane sull’isola però Monica e Louise dovettero partire: entrambe avevano trovato lavoro a Salò, sul Lago di Garda, dove le aspettava un’altra connazionale. «Lasciai l’isola tra le lacrime, convinta che non l’avrei più rivisto. Al punto che per non soffrire non gli fornii nemmeno l’indirizzo – racconta Monica – invece una sera, a Salò, sentii bussare alla porta: era Nino. Aveva mentito al lavoro, si era imbarcato ed era venuto a cercarmi chiedendo informazioni per tutto il paese. Mi pregò di tornare con lui sull’isola. E io dissi di sì».
Da allora Nino e Monica non si sono più lasciati. «Andammo a vivere a Marina di Campo – spiega lei – iniziai a lavorare in un negozio di alimentari, poi quando un vigile urbano mi disse che non avevo più il permesso per rimanere in Italia mi nascosi e iniziai a lavorare segretamente come baby sitter da una famiglia elbana. Ma ogni giorno pregavo, passeggiando fino a Sant’Ilario, di sposarmi con Nino».
Le nozze e il ritorno
Lasciata l’Elba dopo qualche tempo, i due trascorsero il 19esimo compleanno di Nino in Campania, dalla famiglia di lui, dove rimasero cinque mesi. «Dopodiché tornai in Svezia – racconta Monica – ma quando arrivai a Stoccolma mi sentii male e scoprii di essere incinta. Le nostre famiglie – ammette – non la presero affatto bene ma noi eravamo felicissimi: appena glielo dissi mio marito fece il passaporto e mi raggiunse per sposarmi».
Nessuno dei due però ha dimenticato dove tutto ha avuto inizio. Così, quarant’anni dopo quelle promesse fatte in una chiesa di Stoccolma e una florida famiglia con ben sei figli, Nino e Monica – lui cuoco e lei infermiera all’ospedale pediatrico di Stoccolma, oltre che istruttori (entrambi) di aerobica – hanno deciso di tornare. «È stato meraviglioso – commenta Monica – la chiesa di Sant’Ilario era come la ricordavo. Lì abbiamo rinnovato i nostri voti, ci siamo scambiati nuovi anelli: è stato un po’ come aver viaggiato nel tempo, ripercorrendo la storia del nostro amore. Che oggi è forse anche più forte di allora».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
