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Scogliera sommersa davanti a Sant’Andrea, Legambiente: «Quel progetto è da rivedere»

Col segno rosso l’area per la scogliera sommersa in massi di fronte alla spiaggia di Sant’Andrea
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Col segno rosso l’area per la scogliera sommersa in massi di fronte alla spiaggia di Sant’Andrea

Gli attivisti del Cigno verde evidenziano lacune nell’analisi della biodiversità marina, il rapido riscaldamento del mare in atto e una scarsa attenzione verso le vere cause dell’erosione che sono a terra più che a mare

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MARCIANA. C’è da rimettere mano al progetto per la realizzazione di una scogliera sommersa in massi di fronte alla spiaggia di Sant’Andrea per Legambiente. Gli attivisti del Cigno verde evidenziano lacune nell’analisi della biodiversità marina, il rapido riscaldamento del mare in atto e una scarsa attenzione verso le vere cause dell’erosione che sono a terra più che a mare. Le osservazioni sono state inviate a Regione Toscana, Comune di Marciana, Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e alle altre istituzioni interessate.

«Le vulnerabilità riportate nello studio di impatto ambientale riguardano in particolare le aree protette a terra immediatamente vicine all’opera, ma non vengono mai citate le vicine Formiche della Zanca, né la presenza nell’area di intervento di rari ma ben noti esemplari di cavallucci marini a di un verme simbionte particolarmente raro e importante», si legge nelle osservazioni.

«Non si comprende perché si investa così tanto nella salvaguardia e nel bypass della condotta fognaria esistente – prosegue Legambiente – senza spendere una parola per chiedere di dotare Sant’Andrea-La Zanca e possibilmente Patresi, di un moderno depuratore in grado di affrontare i forti picchi di presenza estivi e di riutilizzare la risorsa acqua reflua, sempre più preziosa, invece di continuarla a scaricarla al largo sommariamente trattata. Questo sarebbe certamente uno dei risarcimenti ambientali che mancano nel progetto». Si rileva che «dalla documentazione non emerge nessuna seria analisi del perché dell’erosione continua e inarrestabile della spiaggia di Sant’Andrea che è dovuta soprattutto alla creazione di strutture rigide a terra – anche pubbliche come la piazza – e alla modifica dell’utilizzo dei suoli, con impermabilizzazione diffusa e abbandono del territorio e delle opere idraulico e agricole che contribuivano al ripascimento naturale della spiaggia».

Si parla di «lacune nella documentazione ambientale presentata» e «visti gli impatti sottovalutati e la scarsa o nulla considerazione delle cause derivanti dalla modifica della costa e dell’utilizzo del territorio», Legambiente chiede di «rivedere il progetto» e di «verificare le cause terrestri dell’erosione della spiaggia e intervenire per eliminarle o mitigarle anche con interventi di bioingegneria».

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