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Un acquedotto solidale e integrato per fronteggiare l’emergenza idrica

Un acquedotto solidale e integrato per fronteggiare l’emergenza idrica

La proposta per mettere a sistema le risorse elaborata da Legambiente circolo Costa etrusca a fronte del cambiamento climatico e di una possibile persistente assenza di pioggia

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PIOMBINO. Una ricetta articolata, che suona come un richiamo alla responsabilità. È quella elaborata da Legambiente circolo Costa etrusca a fronte del cambiamento climatico e di una possibile persistente assenza di pioggia. Dalla messa a sistema di un acquedotto solidale intercomunale e interprovinciale, che distribuisca risorse all’agricoltura e al consumo umano, alla realizzazione da parte delle industrie di dissalatori per i propri fabbisogni. La realizzazione di invasi e un appello ai Comuni affinché «nei loro piani di programmazione agricolo-urbanistici non prevedano più piscine ad uso privato, fatto salvo per strutture turistico-ricettive di elevata utenza».

La fotografia di ciò che potrebbe servire parte dall’analisi del territorio. Gli attivisti del Cigno verde ritengono che per fare un salto in avanti sia necessario coinvolgere «le strutture scientifiche presenti nelle tre Università toscane, che hanno i requisiti per assumersi responsabilità nella programmazione della risorsa idrica, costituendo una regia unica, scientifica, amministrativa e gestionale, con la Regione Toscana, i consorzi di bonifica e le aziende degli acquedotti, fornendo un supporto decisionale». E ciò perché ritengono che si stia «viaggiando in ordine sparso, con le aziende agricole che continuano a scavare pozzi e le grandi industrie a perforarne di sempre più profondi, mentre le acque per uso acquedottistico umano rimangono prive delle risorse principali».

Punto di partenza è un «acquedotto che non disperda acqua sottoterra, le perdite si aggirano sul 40 per cento. Nessuno la vede, ma i tecnici e le direzioni dei gestori del servizio idrico lo sanno». E una dimensione «comprensoriale, che possa riunire tutte le attività in una unica regia di gestione pubblica. La fascia costiera, la più abbandonata a sé, può amministrativamente mettere insieme un acquedotto integrale, di cui già si parla da qualche anno, che superi le divisioni e rappresenti un acquedotto solidale intercomunale e interprovinciale che distribuisca risorse all’agricoltura e al consumo umano. Se si devono realizzare dissalatori e le industrie più importanti di Livorno, Rosignano e Piombino si devono impegnare a stanziare risorse economiche per farli e per la loro gestione, per mitigare il loro prelievo indisturbato che avviene dal 1950».

La proposta tecnico operativa abbraccia la Costa etrusca. «Il progetto dovrà svilupparsi nella fascia costiera e collinare da Rosignano a Riotorto, per integrare le risorse sotterranee, che sono già da molti anni compromesse, sia dall’intrusione di acque marine che per l’elevato emungimento dai pozzi, con la realizzazione di laghi e ricariche artificiali delle falde costiere in depositi sabbiosi ghiaiosi e conglomeratici, presenti a circa 60 metri di profondità. E una condotta di circa 30 chilometri dovrà unificare le risorse delle colline costiere e di quelle Metallifere retrostanti. Sono previsti 20 centrali di captazione nella parte alta della pianura utilizzando acquiferi pleistocenici carbonatici vulcanici e alluvionali, per una portata complessiva di 100 litri al secondo, integrati da circa 12 laghi artificiali e tre vasche derivate per un volume di circa 20 milioni di metri cubi invasati».

Si indicano anche i bacini idrici di maggior interesse. «Alcuni laghi artificiali come Grande, Bolgheri, Le Foreste, Basse e Massera avrebbero duplice valenza per ricaricare alcuni acquiferi compromessi dal forte emungimento. Inoltre, la Regione ha progettato nei bacini comprensoriali del consorzio di Bonifica 5 dighe sui torrenti Bolgheri (2 milioni di metri cubi), Milia (8 milioni/mc) e Pavone (7 milioni/mc). Gli studi sono già esistenti».

È necessario «agire rapidamente, i cambiamenti climatici già in atto sono rapidi e anche le azioni razionali dell’uomo si devono adattare. Riapriamo il dibattito su invasi e laghetti per chiuderlo entro un anno. E sulle casse di espansione e laminazione, come e dove farle, come accelerarne la realizzazione. Ma anche altre “opere leggere” da realizzare per trattenere per un breve tempo l’acqua piovana in territori che ne consentono l’infiltrazione in falda».

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