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Rigassificatore, l’urgenza che è imposta dalla legge

Rigassificatore, l’urgenza che è imposta dalla legge

Il progetto è tra le azioni per affrontare la crisi energetica

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PIOMBINO.  Cerchietto rosso sul calendario. A una manciata di giorni dal voto politico anticipato cade la scadenza dei 60 giorni entro cui dovranno pronunciarsi gli oltre trenta enti sul progetto di ormeggiare la nave rigassificatore Golar Tundra in porto a Piombino. L’iter è avviato. Al netto di eventuali sospensioni dei termini, il 20 settembre si chiude la raccolta della documentazione. Tra l’altro, l’operazione rientra nel campo dei cosiddetti affari urgenti su cui il governo dimissionario ha titolo per occuparsi. Lo stabilisce l’articolo 5 del decreto-legge 50, convertito in legge il 17 luglio, nel passaggio in cui classifica questi interventi “strategici di pubblica utilità, indifferibili e urgenti”.

Restando al calendario a ruota sarà il commissario straordinario a dover rilasciare l’autorizzazione. C’è un termine che è fissato nell’iter accelerato stabilito sempre dallo stesso articolo 5: entro 120 giorni dalla presentazione dell’istanza si deve concludere il procedimento unico per il rilascio dell’autorizzazione. Ma qui un margine ci può stare. Del resto, stando alla lettera dell’ordinanza con cui il commissario straordinario incaricato dal governo, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il 20 luglio ha dato il via all’iter inviando il progetto alla valutazione degli enti chiamati a esprimere pareri, nullaosta, intese, concessioni e ogni altro atto necessario per il rilascio dell’autorizzazione il tutto deve marciare in parallelo con il cosiddetto Memorandum Piombino. Dentro si va dalle bonifiche del Sin all’accelerazione per il completamento della strada 398. Una contrattazione che Giani ha intenzione di portare avanti e chiudere con il nuovo governo.

FdI, stop al commissario

«Se il governatore Giani ha davvero la volontà di rimettere le decisioni sul rigassificatore di Piombino al nuovo governo, si dimetta da commissario, e da presidente di Regione pretenda la sospensione dell’operazione. Continuiamo a ritenere che Giani abbia sbagliato ad accettare l’incarico perché è palese che il rigassificatore non è un’opera di interesse regionale, ma nazionale, e vede una netta contrarietà da parte del territorio». Così il consigliere regionale Fratelli d’Italia Alessandro Capecchi. «Nelle ultime dichiarazioni il governatore ha cercato di far dimenticare il suo doppio ruolo dicendo che non farà nulla fino a quando non ci sarà il nuovo governo – aggiunge –. In realtà, il procedimento amministrativo sta andando avanti. I termini scorrono sia per le osservazioni dei cittadini che per i contributi tecnici degli enti a cui lui, naturalmente, ha già scritto».

Volt, un sì condizionato

«Volt Italia è favorevole al ricorso a navi rigassificatrici a Piombino e a Ravenna per affrontare nel breve termine la grave crisi energetica ed essere il più indipendente possibile dalle forniture di gas controllate, e in previsione interrotte, dal Cremlino. Ma a patto che ciò non significhi tornare indietro pensando di fare del nostro Paese, per decenni, uno dei principali hub del gas nel Mediterraneo, quello stesso gas che l’Unione europea indica come energia ponte nel processo di transizione ecologica, da abbandonare appena possibile per un futuro prevalentemente basato su fonti energetiche rinnovabili». Così il partito progressista ed eurofederalista affiliato di Volt Europa. «Hub sí, ma dell’idrogeno verde – prosegue –, attraverso investimenti che favoriscano anche il processo di decarbonizzazione dei settori industriali energivori dove è più difficile abbattere le emissioni di gas serra e la riconversione di importanti siti industriali dismessi”.

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