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Energia

Rigassificatore a Piombino, il Pd in piazza

Manolo Morandini
Rigassificatore a Piombino, il Pd in piazza

Il no al progetto del governo che allontana il partito dalla linea regionale e nazionale. «Abbiamo dimostrato che esserci è meglio che stare chiusi nelle nostre sezioni»

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PIOMBINO. Serve una cronaca ribaltata. È da questa prospettiva che si coglie il senso del ritorno del Pd in piazza. «Abbiamo dimostrato che esserci è meglio che stare chiusi nelle nostre sezioni». Così il segretario dell’unione comunale Pd di Piombino Andrea Baldassarri chiude l’iniziativa per sottolineare le ragioni del no al progetto di installare una nave rigassificatore in porto a Piombino. «La piazza non è più solo una cosa nostra la si condivide con altre espressioni della società. La soluzione non è abbassare la testa, ma interloquire riconoscendo la legittimità delle diverse posizioni e sapendo che noi siamo solo una parte». La misura che i numeri non giochino a favore del Pd la dà il colpo d’occhio. In piazza Cappelletti non si ha il senso della partecipazione registrata in altri contesti sul tema rigassificatore. Nelle punte di maggior presenza si arriva a contare un centinaio di persone.

C’è un dato che nel caso del Pd si fa più evidente che per altre forze politiche. «È una dinamica spiacevole la diversità di visioni tra le espressioni locali, regionali e nazionali del partito – dice Baldassarri –. Ne dobbiamo prendere atto ma quello che non torna è che la coerenza che si chiede al Pd non la si pretenda dalle altre forze politiche che hanno votato il decreto-legge Aiuti. Il ministro Cingolani è espressione del Movimento 5 Stelle, la sottosegretaria Gava e il ministro Giorgetti lo sono della Lega. Insomma, noi arriviamo da buoni ultimi».

La fotografia del clima che agita il Pd è tutta qui. «Dispiace che stia passando l’idea che il rigassificatore lo vuole il Pd mentre a Roma tutti i partiti hanno votato il piano per fronteggiare l’emergenza». Così il segretario della federazione Pd Val di Cornia Elba, Simone De Rosas, che invita a mettere da parte le pericolose narrazioni «apocalittiche», rinnovando la fiducia nelle «istituzioni e negli enti che dovranno verificare il progetto Snam. Ma rivendico che siamo stati i primi ad aver espresso contrarietà all’esclusione nel decreto di procedure a garanzia della salute e dell’ambiente come la valutazione di impatto ambientale».

La distanza tra Piombino e Firenze e soprattutto verso Roma sembra incolmabile. «È offensivo che il governo si occupi di Piombino e della Val di Cornia solo per questa vicenda e non per le tante emergenze aperte ormai da decenni – sostiene De Rosas –. Di fronte a un’emergenza nazionale di questo tipo il governo doveva venire a Piombino a chiedere aiuto a cittadini e istituzioni, coinvolgendoli nella scelta e garantendo massima trasparenza sulla sicurezza ambientale e delle persone. E poi non c’è nessun ragionamento in parallelo a lungo termine che mi faccia pensare che questo rigassificatore sia una parentesi verso le energie rinnovabili». Che conclude: «Anche le cose difficili vanno governate e spero che ci sia qualcuno nelle istituzioni, a tutti i livelli, che si ponga il problema del che cosa si fa se quella nave arriva in porto. Il commissario straordinario si può anche cambiare, ma i problemi restano».

Lo sottolinea anche la sindaca di Campiglia Alberta Ticciati e suona come una tirata d’orecchie al collega di Piombino Ferrari. «Si deve avere la consapevolezza che questo è un intervento calato dall’alto, non per accettarne l’imposizione ma perché le istituzioni devono lavorare ai tavoli mentre sono i cittadini che devono stare in piazza. È stando ai tavoli che si individuano i percorsi che portano risultati per i cittadini». Tra le sottolineature di Maria Cristina Biagini del Comitato Gazebo 8 marzo, in prima linea per fermare il progetto: «Stanno proponendo l’ennesima cambiale, solo promesse come si fanno da decenni. È quelle che ho letto nelle cosiddette compensazioni chieste per il sì al rigassificatore». Renzo Carletti ne fa un simbolo: «Sarà il segno che questo territorio serve solo agli interessi di altri». Mentre Ivana Guarguaglini: «Siamo preoccupati perché ci siamo documentati sulla sicurezza di questi impianti». E la sedicenne Rebecca Baldassarri: «Il progetto va contro la visione delle energie che da anni ci fanno studiare a scuola».

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