Addio all’ultima partigiana
È morta a 99 anni Annamaria Caizzi Mibelli. Oggi il funerale Nel ’43 nascose decine di giovani a Forte Stella salvandoli dai nazisti
PORTOFERRAIO. Annamaria Caizzi nei Mibelli, vedova di Bruno – noto e compianto segretario presso le scuole di Portoferraio, impegnato anche in politica col Partito Socialista – è morta domenica sera nella sua abitazione della Sghinghetta, circondata dai suoi cari e dalla sua fedele assistente Maria. Una sorta di sonno eterno, sereno, l’ha avvolta dolcemente, mentre era nel suo letto. Avrebbe compiuto il 10 ottobre prossimo 99 anni. Nel 2005 fu insignita del Premio città di Portoferraio nel 2005 per il suo ruolo nella lotta partigiana elbana: insieme ad altre donne salvò dalla furia nazista decine di giovani italiani nascondendoli nei “tombini” di Forte Stella. Caizzi era nata nel 1923. Una donna minuta ma raggiante. Dal matrimonio tra Bruno e Annamaria sono nati quattro figli Gabriella Roberto, Daniela e Carla. La 99enne lascia un plotone di nipoti, 7, e pronipoti, 10, tutti dediti a lei. Aveva anche un fratello molto noto, essendo un artista: il serigrafo Vincenzo Caizzi che ha più volte ritratto stupendi panorami di Portoferraio.
Nel 2005, come scritto, l’amministrazione comunale, il sindacato dei pensionati e il circolo Pertini (a cui era iscritta come socia onoraria) realizzarono un incontro alla Gran Guardia per ricordare la Caizzi partigiana. Insieme ad altre donne, nel 1943, salvò molti uomini durante la dominazione nazista sull’isola, dopo il terribile bombardamento del 16 settembre di quell’anno. Lei e altre donne sorvegliavano nei pressi del Forte Stella, nelle forchette medicee, un nascondiglio in cui giovani italiani si nascondevano dalle ronde naziste. Annamaria e le altre ragazze li fecero nascondere in quelli che venivano chiamati “tombini”, ossia delle strette stanze sotterranee.
Le donne facevano da vedetta e fingevano di essere impegnate in qualche faccenda, nei giardini da quelle parti, nelle viuzze secolari del centro di Portoferraio. Come vedevano il gruppo militare in perlustrazione avvisavano gli uomini di stare là sotto, e di respirare al minimo in quel nascondiglio per non farsi sentire. Al passaggio degli uomini in divisa, armati di tutto punto, le ragazze regalavano abbondanti sorrisi e si davano da fare nelle loro “azioni domestiche”. Una volta passato il pericolo, tornavano a far respirare i loro compagni, qualcuno era il fidanzato o un semplicemente un amico. Tutto questo proseguì per vari mesi, finché lo sbarco degli alleati del 1944 liberò l’Elba.
Storia nella storia è poi quella di Richard, uno dei militari tedeschi occupanti ma “fatto di un’altra pasta”. Lui spesso aiutava le ragazze avvisando del passaggio della ronda. Ebbene, negli anni ‘50, Bruno e Annamaria sentirono bussare alla porta di casa e si ritrovarono di fronte il tedesco. Ci fu un magnifico abbraccio. Quello che sembrava un nemico in realtà era una persona di cuore e chiudeva un occhio anzi tutti e due. Quel ritrovarsi si trasformò in una festa, a dimostrazione che la divisione tra i popoli e la guerra non hanno alcun senso e la gente comune non vuole divisioni.
La partigiana era una credente e sarà salutata col rito funebre religioso oggi alle 10,30, nella chiesa di San Giuseppe ai Portoferraio. Dopo le esequie il feretro proseguirà a piedi al cimitero della reverenda Misericordia, dove verrà tumulato. I figli, i nipoti e i parenti ringraziano per l’affetto dimostrato per la loro cara Annamaria, un esempio di amore forte, per tutta Portoferraio e per l’Elba. l
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