Sicurezza
La carica dei bagnini under 30: «Una scelta che rifaremmo subito»
C’è chi è alla sua prima stagione e chi invece si comporta già da veterano. «L’assenza di personale sulle torrette si può evitare, ma bisogna cambiare passo»
PIOMBINO. Anche quest’anno sulle spiagge di tutto il litorale - da Cecina a San Vincenzo fino a Piombino, con l’unica eccezione (almeno per il momento) del tratto di spiaggia libera di Bibbona - la sicurezza sarà garantita dalla presenza dei bagnini. Un lavoro che però si è concretizzato all’ultimo momento, a ridosso della stagione balneare (e del clou degli arrivi, giunto con il mese di luglio) da parte degli stabilimenti balneari e dei Comuni. E solo facendo man bassa di ragazzi e ragazze addirittura minorenni (che per obbligo di legge devono lavorare un massimo di sei ore al giorno anziché otto, e con due giorni di riposo settimanale garantiti).
Un esercito di nuove leve alla prima esperienza e di giovani - più o meno esperti, avendo una manciata di stagioni alle spalle - chiamati a sopperire, almeno per quest’anno, al vuoto generale dovuto ad un lavoro stagionale che non è più capace di attrarre e soprattutto di mantenere le professionalità che ogni anno si trova a formare.
I nuovi arrivati
Il primo giovane bagnino lo troviamo a Baratti, pronto e scattante alla sua postazione. «Non mi è ancora capitata un’emergenza, spero non succeda oggi - rivela Leonardo Ercolini, 17 anni appena - ma prima o poi dovrò anch’io farci l’abitudine». Pallanuotista da cinque anni nella “Nuoto Piombino”, ha deciso («come molti altri della mia squadra» ci racconta) di rimboccarsi le maniche e proporsi al Consorzio balneari costa est. «Alla fine il mio rapporto con l’acqua è sempre stato ottimo, avevao voglia di mettermi in gioco. Sapevo che sotto il profilo fisico non avrei avuto problemi ma tra il dire e il fare il passo non è stato banale. Perché ho scelto questo lavoro? Perché penso sia giunto il momento di crescere un po’, e credo che avere delle responsabilità così importanti mi formi anche nel carattere. Ho iniziato quest’anno ma sento che questo è il mio luogo, anche il prossimo anno mi proporrò».
Di appena un anno più grande, Leonard Nathan (detto “Lenny”) Ulivieri vigila invece da una delle torrette di Marina di Cecina. «Non volevo restare a non far nulla nell’estate prima della maturità - racconta -frequento lo scientifico Fermi di Cecina ma, indirizzo sportivo, ma anche se durante l’inverno ho la scuola e devo studiare ho pensato che in panciolle c’ero stato per tutta la vita e che era giunto il momento di darsi da fare. Volevo costruire qualcosa di mio - spiega Lenny - che non mi fosse dato dai miei genitori. Anche solo per togliermi qualche sfizio in più. Perché in meno si propongono come bagnini? Una mia idea ce l’ho - dice - e non riguarda lo stipendio: alcuni pensano di assumerti per farti fare tutto, anche il lavoro dello spiaggista, ma l’addetto ai bagnanti non deve mettere su gli ombrelloni o rastrellare ».
Un parere che trova condivisione anche per la terza new entry. «Ho preso il brevetto l’anno scorso ma alla fine non avevo ancora avuto modo di utilizzarlo - racconta Elia Matacena, 24 anni di Cecina, studente di scienze motorie all’università - sono entrato per la prima volta in servizio quest’anno e il lavoro mi piace, sicuramente non mi pento della sceltaperché è un ruolo di responsabilità e di concentrazione. Molti minorenni oggi sono distratti dai cellulari, invece questo è un lavoro in cui non puoi permetterti di abbassare la guardia perché l’imprevisto è dietro l’angolo: questo è un settore dove c’è senz’altro da investire di più nella formazione».
Anche Matteo Gatti, 21enne di Rosignano, è alla sua prima esperienza sulle spiagge di Marina di Cecina. «Prima avevo dato una mano a mia madre, nel ristorante di famiglia, ma ovviamente non era un vero e proprio lavoro - racconta - non lo sentivo mio. Invece il mare mi piace da impazzire e cercavo un impiego come questo per rendermi almeno un poco più indipenden. Prima di approdare alla Cooperativa Acqua ho anche cercato in via privata di trovare un accordo con alcuni stabilimenti - rivela - ma non è andata a buon fine: il prolema è che noi giovani abbiamo bisogno di essere stimolati ma anche rispettati come ogni altro lavoratore. Ho rifiutato contratti che prevedevano 7 giorni di lavoro su 7 dalle 9 fino a tarda sera, con pochissima pausa e uno stipendio non conforme»
La bagnina
Guai a pensare che l’assistente ai bagnanti sia un mestiere “per soli uomini”: per quanto ancora in minoranza, il numero di ragazze che si dedica alla professione è in crescita. «Nella nostra cooperativa c’è anche un’altra ragazza inserita da poco - racconta Carolina Caniglia, 29 anni - io invece ormai lo faccio da quattro stagioni: praticando nuoto, presi il brevetto dieci anni fa ma poi ho fatto tutt’altro. Sempre impieghi stagionali, da barista, come ragazza alla pari. Sono stata anche in Olanda per un’estate, ma ho viaggiato anche in Trentino e alle Canarie. La verità è che ho sempre voluto provare e alla fine, una volta che mi sono buttata, non ho più mollato questo mestiere. Mi permette di arrotondare - spiega - mentre intanto sono in attesa dele graduatorie per entrare come collaboratrice scolastica in qualche istituto».
In questi quattro anni però ha potuto toccare con mano la crisi crescente del personale in spiaggia. «Purtroppo c’è stato un buco generazionale - commenta Carolina - il lavoro attira meno e gli stabilimenti tendono ad assumere meno i minorenni perché ci sono comunque responsabilità che vanno gestite».
Allungare la stagione
La soluzione anche in questo caso ci sarebbe, e non rappresenterebbe niente di particolarmente complesso da attuare. Almeno, non guardandola dall’interno con gli occhi di Giacomo Demaria, 25enne di Piombino ed ex nuotatore.
«Sono nato e cresciuto sul mare, faccio il bagnino da quando ho 17 anni e non smetterei per nulla al mondo - premette - ma io ho avuto fortuna: sono entrato subito nel Consorzio Costa Est, con una buona paga e ritmi di lavoro accettabili. La stagione però si sta accorciando sempre di più e, mettendomi nei panni di ragazzi e ragazze sopra i trent’anni la situazione si complica: ormai lavoriamo per 2 mesi e mezzo, massimo 3 mesi L’anno scorso sono stato impiegato fino ad ottobre ma quest’anno vivo anch’io nell’incertezza, anchedel meteo, se la stagione si prolungherà fino a quel punto o meno. Chi deve mantenersi con questo stipendio e i sussidi non può farcela in alcun modo».
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