Gioco
Obbligo del Pos anche nei bar: «Così si favorisce il turismo»
È polemica sugli oneri: «Siano esclusi i piccoli pagamenti»
PIOMBINO. Dimenticatevi gli spiccioli per pagare cappuccino e brioche al bancone, o anche l'euro lasciato come caffè sospeso. D'ora in poi chiunque, anche per una spesa minima, avrà il diritto di pagare con il proprio bancomat o carta di credito. Anche laddove solitamente il Pos - acronimo dall'inglese Point of sale, ovvero punto di vendita: è il macchinario per eseguire transazioni elettroniche tramite carta - non era previsto: giovedì è infatti scattato anche in Italia per tutti gli esercizi commerciali l'obbligo di garantire questo servizio. Pena: una doppia sanzione, in base alla transazione richiesta dal cliente (30 euro di base più il 4 per cento dell'importo).
Una svolta epocale, che segna un cambio di passo verso una maggiore digitalizzazione della moneta. Ma che per i commercianti - specialmente per i titolari di quelle attività dove le transazioni effettuate sono minime: i bar e i chioschi, piuttosto che i ristoranti - rappresenta anche un'ulteriore fonte di spesa: su ogni pagamento è prevista una commissione che può arrivare anche al 2 per cento dell'importo.
«Per i bar praticamente è una nuova tassa - commenta Francesca Lelli, del bar Francesca in via Lombroso a Piombino - dover pagare una commissione su ogni tazzina di caffè che serviamo, per quanto piccola, significa ridurre drasticamente il guadagno. Io ancora non ce l'ho, ma visto l'obbligo dovrò adeguarmi per non incorrere nella multa: da mesi ormai, da quando abbiamo saputo della scadenza del 30 giugno, ho iniziato a parlare con la banca per capire quali opzioni ci sono per cercare di ridurre al minimo questa spesa - racconta - ma resto molto scettica: ha veramente poco senso per pagamenti così irrisori». «Per il cliente è un servizio importante, per noi sono solo costi in più - spiega Luciana Toffolutti dell'Ambarabar Cafè di Salivoli - io ho il Pos da circa un anno e sicuramente mi ha permesso di intercettare tutti quei clienti senza contante, ma io ho preso in affitto il macchinario dalla banca a 10 euro al mese e in più devo aggiungerci i costi di commissione che arrivano fino all'1,20 per cento. Da sola questa nuova tassa potrebbe non sembrare granché, ma sommata a tutti i rincari che abbiamo a partire dal costo dell'energia è un ulteriore balzello sulle spese. Il rischio - conclude - è che prima o poi ci vedremo costretti ad alzare i prezzi per sopperire».
C'è però un'altra faccia della medaglia. «Come possiamo pensare di aprirci al turismo se non sappiamo adeguarci neppure a una cosa semplice come il Pos? È un servizio che chi ha un'attività commerciale, specialmente in un luogo come Piombino, deve garantire - dichiara Simone Canessa, titolare del Sun Beach Bar, a Baratti - chi dice che è una spesa in più non ragiona sui benefici: se un cliente non ha contante o preferisce pagare con la carta e non c'è il Pos si perde l'intero guadagno. Il mondo sta cambiando: ormai nel mio locale i due terzi dei pagamenti avvengono per via elettronica». A prediligerlo sono in particolare «i turisti, americani e del nord-Europa - spiega Giovanni Procopio, titolare del Casotto di Baratti - ma lo utilizzano sempre di più anche gli italiani, anche per pagamenti minimi».
Risalendo il litorale, la situazione non cambia. Anche a Cecina infatti tra i bar e i piccoli esercizi commerciali c'è chi si è tanto abituato al Pos da ritenerlo «un supporto aggiuntivo di cui ormai non posso più fare a meno - spiega Marco Berni, titolare del Bar Girasole sul viale della Vittoria, a Marina di Cecina - mi sono attrezzato già nel 2016 e informandomi bene ho anche trovato il modo di risparmiare: ho trovato infatti un contratto con un'azienda esterna alle banche che mi permette di pagare una commissione minima per le transazioni senza canoni per avere il macchinario. L'obbligatorietà? Direi che è giusto introdurla - risponde - lavoriamo tanto con il turismo e pensare di continuare ad accettare solo contanti è anacronistico: oggi i figli delle famiglie in vacanza, anche bambini di 8-9 anni, vengono a prendersi un gelato e pagano con la carta dei genitori. È un modo anche per essere più tranquilli controllandone le spese».
La speranza, da parte di tutti, è che lo Stato e le banche vengano incontro ai commercianti. Garantendo, nel più breve tempo possibile, costi di commissioni più bassi o addirittura nulli (come in alcuni Paesi esteri). «Per una gelateria come la mia 250-300 euro di commissioni su mille euro di introiti è una cifra più che considerevole, che pesa sul bilancio complessivo - spiega Michele Testa del Chamaleon Cafè di Marina di Cecina - tra l'altro chi lavora con i latticini già ha da fare i conti con il rincaro dell'energia per i frigoriferi, del latte che è passato da 75 centesimi a 1,05 euro a litro e dello zucchero: un insieme di aggravi che già così significano un 20 per cento in più sulle spese abituali per la gestione dell'attività». «Se avessi commissioni ridotte a zero sarei ben felice di far pagare a tutti con la carat - commenta Giuliano Biancani, titolare del Giuli Juice di Cecina - in realtà basterebbe molto meno: anche uno sbarramento per le micro-transazioni, garantendo così ai bar di evitare quest'ulteriore balzello. È ovvio che così qualche malumore la norma lo crea, perché siamo tutti abituati a fare diversamente: io ho installato il Pos 2-3 anni fa ma inizialmente ne facevo un uso molto più limitato. Dobbiamo vederlo come un cambio anche generazionale - conclude - se sarà in meglio o meno, è ancora presto per dirlo».
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