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cronaca

Offese sessiste alla candidata sindaco di Piombino, decidono di pagare invece di andare in tribunale

Nel mirino di due uomini Anna Tempestini che ha ottenuto lettere di scuse e donazioni ad associazioni per 1.000 euro


22 giugno 2022 Manolo Morandini


PIOMBINO. La misura sta nel contrasto dei toni. Quelli del leone davanti a una tastiera e quelli del coniglio che ripiega su carta e penna per scrivere di suo pugno una lettera di scuse e mettersi al riparo dalle conseguenze delle proprie azioni. Due uomini, residenti in Val di Cornia, alla fine sono riusciti a scansare il giudizio in sede penale per le frasi sessiste scritte su Facebook contro Anna Tempestini, attuale capogruppo di Anna per Piombino in consiglio comunale e all’epoca dei fatti candidata a sindaco della città.

Riavvolgiamo il nastro. Nell’avvelenata campagna elettorale del 2019, in cui i toni accesi non sono mancati, c’è chi si è sentito in diritto di trascendere passando dal piano della critica politica a quello delle offese personali. Nel caso di Tempestini il terreno è quello che scivola direttamente sul piano degli apprezzamenti a sfondo sessuale. I due leoni tastiera, ciascuno per conto proprio, si sono distinti solo per le sfumature ma non per il senso. E a petto gonfio, continuando a muovere le dita davanti al computer, entrambi hanno respinto al mittente la richiesta di Tempestini di modificare il contenuto dei loro scritti su Facebook.

Forse, hanno confidato che la virtualità del mezzo garantisse loro una distanza di sicurezza da conseguenze nella realtà. Errore, che ancora non viene percepito da troppi. Così, i due sono stati querelati per diffamazione aggravata a mezzo di stampa, articolo 595 del codice penale. Tempestini, assistita dall’avvocato Franco Balestrieri, si è costituita parte civile nell’udienza preliminare davanti al giudice del Tribunale di Livorno. Ed è in questa circostanza che i due leoni si sono fatti conigli. I loro legali hanno chiesto alla parte offesa che cosa sarebbe servito affinché ritirasse la querela e non si andasse in giudizio, in caso di condanna la pena è della reclusione da 6 mesi a 3 anni o una multa non inferiore a 516 euro. La richiesta di Tempestini: una lettera di scuse e una donazione di 500 euro in favore di un’associazione a loro scelta. Risultato: due lettere e altrettante donazioni per un totale di 1. 000 euro. “La presente per scusarmi del comportamento e delle parole a mezzo Facebook, non consone alla sua persona”, scrive uno dei due. E l’altro: “Sono davvero mortificato dell’accaduto e le porgo le mie più sentite scuse, ribadendo che con quanto da me scritto non intendevo assolutamente offendere la sua pregiata persona”.

«Sia durante la campagna elettorale che in seguito Facebook si è rivelato un luogo in cui dare fiato a liberi pensieri e giudizi che si crede che non abbiano conseguenze – afferma Tempestini – , ma quando si incide sulla dignità delle persone si reagisce. Un odio e una forma di non rispetto delle persone che continua e che è sganciato dalle opinioni. Offendendo poi ne pagano le conseguenze».




 

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