La protesta
Gas, lo strappo di Anselmi «Il governo si è mosso male»
Il consigliere regionale del Pd: «Proporre un impianto del genere senza prima aver dato risposte alle gravi questioni aperte è scorretto»
PIOMBINO. «Non è in questo modo che un Governo serio e pro-tempore, seppure nell’emergenza consegnata da una guerra, si dovrebbe approcciare a un territorio che da anni combatte per rigenerarsi e rafforzare strade nuove». Con queste parole Gianni Anselmi, consigliere regionale del Pd e sindaco di Piombino per due mandati, segna uno strappo forte sulla questione del rigassificatore. Uno strappo nei confronti del governo sostenuto dallo stesso Pd e, a cascata, uno sprone nei confronti del presidente della Regione Eugenio Giani che solo poche ore fa ha accettato l’incarico di commissario al rigassificatore da l presidente del consiglio Mario Draghi.
«In un intervento pubblicato sul “Tirreno” dello scorso 13 di marzo auspicavo che l’ipotesi allora ventilata dal Governo di posizionare un rigassificatore nell’area portuale di Piombino riaprisse una qualche discussione sulla funzione nazionale del territorio, sui nodi irrisolti che lo interessano, sulla possibilità di proporsi come teatro esemplare di riconversione produttiva in senso ecologico – scrive Anselmi – Che al netto delle necessarie valutazioni ambientali e di contesto sulla accettabilità dell’impianto scoccasse una scintilla che estraesse dal nulla nel quale è colpevolmente precipitata la questione piombinese. Che si lavorasse sul rilancio di un progetto complessivo che tenesse insieme, come si è fatto nel tempo, i temi della rigenerazione produttiva, del risanamento ambientale e delle infrastrutture. Che si valorizzasse ciò che si è realizzato negli anni per effetto degli accordi istituzionali, della pianificazione locale e dell’iniziativa privata sul fronte dell’economia del mare e del turismo. Niente di tutto questo è accaduto né si è avvertito il senso di un percorso che riconoscesse a un territorio provato da anni di crisi il senso di una funzione nazionale: nessuna riunione, nessuna proposta o visione sull’innovazione possibile, sul destino del comparto siderurgico, sulle bonifiche e il governo delle aree industriali e retroportuali».
Insomma, Anselmi boccia il modo con il quale il governo si è mosso sottotraccia arrivando fino alla nomina di Giani commissario. «A chi come me si è dedicato per anni a questi temi complessi, non ama la semplificazione strumentale e detesta l’uso propagandistico delle istituzioni è ben chiaro che proporre un impianto del genere a Piombino senza conoscerne la storia e le complessità e senza aver prima dato un indirizzo compiuto né risposte anche parziali alle gravi questioni aperte non è corretto sul piano dell’etica istituzionale né politicamente sostenibile, prima ancora delle necessarie verifiche di impatto ambientale e di contesto. Né è sufficiente evocare solennemente l’interesse nazionale nei confronti di un territorio che dell’interesse nazionale si è fatto nel tempo ampiamente carico e si aspetta che questo sia riconosciuto».
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