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Bonino resta sospesa dal servizio

Bonino resta sospesa dal servizio

Confermato il procedimento disciplinare nei confronti dell’infermiera Asl dopo il ricorso presentato dalla Procura generale contro la sentenza di assoluzione

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PIOMBINO. Fausta Bonino, l’infermiera 61enne di Piombino, condannata all’ergastolo in primo grado per il reato di omicidio plurimo volontario e assolta in secondo, resta sospesa dal lavoro. L’Asl Toscana Nord Ovest attende l’esito del terzo grado di giudizio per decidere come procedere nei confronti della dipendente che lavorava nell’ospedale di Piombino. Anche quando la dipendente venne scarcerata dal Tribunale del Riesame, nel maggio 2016, l’Asl confermò la sospensione dell’infermiera in osservanza delle norme del contratto di lavoro che regolano i rapporti tra procedimento penale e disciplinare, nella parte cui si prevede che “l’azienda o ente…, cessato lo stato di restrizione della libertà personale, può prolungare il periodo di sospensione del dipendente fino alla sentenza definitiva” a determinate condizioni tra cui rientra il procedersi per “fatti tali da comportare, se accertati, l’applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento”.

Dopo la scarcerazione l’infermiera scrisse una lettera al datore di lavoro rendendosi disponibile a riprendere servizio. Ma la richiesta venne respinta dall’azienda, visto che la dipendente in quel momento - così spiegò in una lettera - era l’unica indagata per presunti comportamenti dolosi all’atto della somministrazione di farmaci che avrebbero causato il decesso di alcuni pazienti. Ovviamente in questi anni l’Asl ha continuato a seguire la vicenda giudiziaria. E ora che l’infermiera è stata assolta in secondo grado, è stato deciso di attendere prima per verificare le motivazioni della sentenza d’Appello e poi in attesa dell’esito della Cassazione.

La vicenda giudiziaria non è finita anche se l’infermiera si dichiara innocente: la procura generale di Firenze ha depositato in Cassazione il ricorso contro l’assoluzione dell’infermiera che fu condannata in primo grado all’ergastolo per aver ucciso quattro pazienti dell’ospedale di Piombino con iniezioni di eparina ma poi venne assolta in secondo grado dalla corte di appello. L’infermiera andò a processo per i decessi anomali di 10 pazienti avvenuti in circostanze dubbie tra il 2014 e il 2015 nel reparto dove era assegnata. Secondo il procuratore generale che ha fatto ricorso alla Suprema Corte: «La motivazione della Corte d’appello è carente e manifestamente illogica e contraddittoria perché da un lato afferma che al di là di ogni ragionevole dubbio i decessi sono stati causati o concausati da indebite somministrazioni di eparina in dosi massicce, ma trascurano il significativo dato della presenza costante di Bonino nei range orari delle iniezione dell’anticoagulante insieme al fatto che tutti gli altri sanitari figurano assenti in diversi episodi».
 

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