Il Tirreno

Piombino calcio non è solo nostalgia. «Ora e sempre in gradinata a tifare»

Gordiano Lupi
Indimenticabile 2 giugno 1975, la Juventus Campione d’Italia 1974/75 al Magona, per un’amichevole contro il Piombino di Bianchi. Ultima gara casalinga 2022 del Piombino, il commiato dei giocatori dal pubblico (Foto PaBar)
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Indimenticabile 2 giugno 1975, la Juventus Campione d’Italia 1974/75 al Magona, per un’amichevole contro il Piombino di Bianchi. Ultima gara casalinga 2022 del Piombino, il commiato dei giocatori dal pubblico (Foto PaBar)

Stadio adeguato e belle gare a fronte di un’ultima stagione difficilissima

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Piombino calcio vuol dir nostalgia, rimpianto di tempi migliori, ricordo di uno stadio adeguato e di avversari importanti, molto spesso sconfitti, ché nella stagione appena conclusa il verbo vincere è stato coniugato davvero poco. Eppure eravamo partiti niente male: sconfitta di misura a Ponte a Egola, illusione d’un pareggio in casa con Castelfiorentino e Picchi, vittoria a Fucecchio.

Poi, d’improvviso, tutto è precipitato, dopo Cenaia e Perignano, infortuni e sconfitte, valanghe di reti e problemi che sembravano insolubili, con i nostri ragazzi impegnati ogni domenica a contare i palloni che finivano nel sacco.

E noi ostinati a continuare a soffrire con gli occhi foderati di nerazzurro, in casa e fuori; credo di aver visto quasi tutte le partite, cosa che non mi capitava da anni, sarà stata la voglia di calcio post pandemia, sarà per il discorso della ricerca del tempo perduto, chissà…

Ho sofferto per ogni rete subita come se fosse stato un dolore antico, risvegliato da un pugno allo stomaco, come un incubo inesorabile, ricordando il Piombino di Barontini e Bianchi, di Cioni e Magherini, di Favilli e Reami.

Ho patito le pene dell’inferno immaginando che dal magico sottopassaggio facesse capolino la squadra degli anni Settanta, quella che faceva tremare ogni avversario e che (specie al Magona! ) vendeva sempre cara la pelle. E invece uscivano fuori incolpevoli ragazzini che lottavano come potevano, resistevano al massimo mezz’ora, facevano pure troppo visto il campionato che erano chiamati a disputare, molto al di sopra delle loro possibilità. La partita con il Livorno, sia in casa che fuori, è stata l’esempio lampante, la ciliegina sulla torta, con i nostri del tutto inadeguati, in balia di avversari giganteschi e implacabili.

Prendere sei reti da calciatori esperti come gli amaranto era il minimo, ma anche con altri avversari la regola del quattro è stata spesso rispettata, passando da un’umiliazione all’altra. Alla fine, la stagione 2021 – 22 sarà ricordata come uno dei peggiori campionati della storia del Piombino, con giocatori che arrivavano e partivano, nuovi acquisti di gennaio compresi, che sono serviti solo a illuderci di poter battere il Tuttocuoio.

Molti gli arbitraggi negativi, ma non è il caso di tirare fuori dal cilindro improbabili fattori esterni che ci hanno condannato definitivamente dopo la disgraziata partita di Banditella, contro il Picchi. Ho sofferto per il mio Piombino fino all’ultima gara casalinga con la Colligiana, in certi casi ho preso ore di permesso per andare a vedere le partite infrasettimanali, perché i ragazzi che scendevano in campo con la maglia nerazzurra rappresentavano il mio passato, non potevo fare a meno di vederli perdere ancora, sperando in una rinascita improbabile.

Finiva che la domenica, come per una masochistica abitudine, varcavo la nuova entrata di via Salgari – quella che ancora non mi convince, là c’era il Campo Marrone – con la nostalgia dei tempi in cui il biglietto lo staccavo in via Regina Margherita, convinto (chissà perché) che in quel giorno tutto sarebbe andato diversamente. Gli ultras indomiti e pacificamente confusionari la pensavano come me, ché pure loro non hanno mai ammainato i bandieroni e i tamburi, pur surclassati da tifosi organizzati come i livornesi o i colligiani.

Non è servito a niente, le squadre si preparano a giugno, le società devono essere solide, il calcio non si può improvvisare, neppure in Eccellenza, nemmeno in Promozione, campionato dove andremo a giocare a partire da settembre.

Invece l’aria che tira dalle parti di via Regina Margherita non sembra delle migliori, ci troviamo di fronte a vecchie situazioni, a spettacoli già visti, disorganizzazione e incapacità di costruire un futuro calcistico, per invertire la rotta dopo un anno fallimentare.

Da parte nostra possiamo garantire che alla ripresa del campionato saremo ancora in gradinata a tifare Piombino, sperando che in gran parte la squadra sia composta dagli Juniores che si stanno facendo onore a Grosseto, nella Coppa Passalacqua, ma servirà anche il supporto di una società solida, con un programma ben definito da rispettare.

Non si costruisce niente sulla sabbia dell’improvvisazione e per mettere insieme una squadra capace di disputare un buon campionato di Promozione siamo già in ritardo.

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