Il Tirreno

Rigassificatore, scontro tra Giani e Ferrari

Una veduta delle banchine del porto di Piombino
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Una veduta delle banchine del porto di Piombino

Il presidente della Regione si dice deluso dal dibattito locale: «In altre realtà viene considerata a ragione una opportunità»

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PIOMBINO. «Sono rimasto profondamente deluso dei termini del dibattito che si è sviluppato sul territorio su quella che in altre realtà viene considerata a ragione un’opportunità». Così il presidente della Toscana Eugenio Giani in merito all’ipotesi, su cui sta lavorando Snam su incarico del governo, di installare una nave rigassificatore a Piombino. Il sindaco di Piombino Francesco Ferrari non ci sta. «Parla di opportunità per il territorio riferendosi al rigassificatore – replica – e questo, ancora una volta, dimostra quanta lontananza c’è tra la Regione e la conoscenza delle necessità e delle caratteristiche di Piombino».

Quale siano lo stato dell’arte e l’urgenza li ha sottolineati il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, intervenendo al Festival Città impresa a Vicenza. I tempi stringono per realizzare il nuovo rigassificatore che consentirà di incrementare l’arrivo del gas liquido e ridurre progressivamente la dipendenza dalla fornitura della Russia. «Il rigassificatore lo piazzeremo nel posto che ci permetterà di fare più in fretta», dice. «Che sia nel Tirreno o nell’Adriatico – precisa – . Si è parlato dell’area di Piombino e di quella di Ravenna. Si tratta di una scelta meramente tecnica, alla quale stiamo già provvedendo. Nel primo semestre del 2023 dovrà essere al lavoro». Secondo i piani del governo per sostituire i 29 miliardi di metri cubi di gas provenienti dalla Russia, le importazioni dall’Algeria passeranno da 2,1 miliardi di metri cubi a 9 miliardi; il Tap avrà 1,5 miliardi in più dal 2023 e la produzione nazionale crescerà di altri 1,5 miliardi l’anno. Il gas liquido, invece, arriverà anche dal Congo, dal Qatar e dall’Angola: saranno 1,5 miliardi velocemente per arrivare a 12,7 miliardi nel 2025.

Dato lo scenario il presidente della Regione Giani torna a battere il ferro. «Naturalmente sono rispettoso di tutti – sostiene – avevo detto che era un’opportunità e infatti c’è la corsa in Italia a volere il rigassificatore perché si porta dietro un contratto di intesa con il governo per tutta un’altra serie di agevolazioni. A me hanno preso in giro perché ho proposto che tra i termini delle intese sul rigassificatore ci fosse una riduzione dei costi delle bollette. Come c’è chi crede che il rilancio di Piombino passi perché a un certo punto arriva da lassù la voglia di investire e di fare. Le cose nella vita ce le dobbiamo conquistare. L’ospitare il rigassificatore e chiedere bonifiche, riduzione dei costi dell’energia, la strada 398 di cui si parla da anni, evidentemente a qualcuno non interessa».

La lettura del sindaco Ferrari segue altri canoni. «La nostra città, con fatica e impegno, sta finalmente cambiando pelle: vuole il rispetto dell’ambiente, il turismo, la diversificazione economica – sottolinea – . E tutto questo si scontra inesorabilmente con l’idea di avere una nave metaniera di 300 metri che riversa cloro in mare, danneggiando l’ambiente, le aziende di itticoltura e l’immagine turistica, oltre a occupare spazi preziosi per la diversificazione economica ingessando di fatto il porto, la città, l’intera economia del territorio». Sulla corsa al rigassificatore il primo cittadino di Piombino invita a spostare lo sguardo verso sud. «Giani dice che c’è la corsa in Italia per avere il rigassificatore, ma a me risulta che il presidente della Regione Puglia Emiliano, collega di partito del presidente della Toscana, si sia espresso in maniera chiara e contraria dicendo che Taranto, realtà purtroppo molto simile a quella piombinese, ha già dato abbastanza per il Paese in termini ambientali». E conclude: «Inoltre, il presidente Giani dice che accettare il rigassificatore sarebbe stato utile a far partire le bonifiche e i cantieri della 398: vorrei ricordare al presidente che ci sono numerosi protocolli d’intesa e accordi di programma firmati negli ultimi 15 anni che impegnano già ampiamente il governo in queste azioni e che la salubrità, le esigenze e i diritti di un territorio non possono e non devono essere merce di scambio».



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