Gioco
una carezza sul fondo del mare Il drone e la rosa nella stiva La memoria diventa un film
Storia, emozione e passione nel video presentato in anteprima al Centro giovani Obiettivo è poterlo condividere almeno con tutte le classi del Carducci Volta Pacinotti
PIOMBINO. La rosa gioiello, con petali di specchi, adagiata dal robottino nel cuore della piroscafo, a 70 metri di profondità, al largo della baia di Nisporto. Nella stiva dello Sgarallino per sempre, per le vittime innocenti in fondo al mare. Il successo della missione col drone degli studenti “Carducci Volta Pacinotti” celebra il ricordo.
Storia, emozione, passione si intrecciano nel video documentario “Una carezza sul fondo del mare” con la regia di Michele Fabbrini presentato in anteprima al Centro giovani. In sala i protagonisti del progetto ragazzi, professori, amministratori, “tecnici” che ci hanno creduto da subito e che si ringraziano a vicenda (ricordati tutti nei titoli di coda) . C’è il sindaco Francesco Ferrari.
«Passato e presente si incontrano facendo abbracciare generazioni sotto il segno amaro di una di quelle più grandi tragedie di queste acque. Il piroscafo Andrea Sgarallino in livrea mimetica e bandiera nazista silurato e affondato dal sommergibile inglese. In 300 tra uomini e donne inghiottiti dal mare in pochi istanti senza avere una carezza». Testi di Claudio Marmugi per la voce di Riccardo Mei. Il film comincia così e toglie il fiato sin dalle immagini dello Sgarallino che affonda davanti a Nisporto.
Poi Pietro Chionsini all’età di due anni affidato dai genitori ai nonni elbani «perché pensavano che lì fossi più al sicuro – dice – mio padre lavorava come ferroviere a Piombino e dopo l’armistizio volevano venirmi a prendere. Non partirono subito, temevano succedesse qualcosa: al secondo viaggio del piroscafo presero coraggio e si imbarcarono. Quasi all’ingresso del porto di Portoferraio i siluri, la nave si spaccò in due, morirono così: mia madre aveva 27 anni, mio padre 32. Di loro non mi ricordo niente, ho solo immagini di mia nonna in campagna che piangeva piangeva, io mi chiedevo perché». Voce narrante: «Ogni famiglia qui ha perso qualcuno; Elba e Piombino come fratello e sorella a unirle nel ricordo gli studenti con il robot per portare nella stiva un omaggio alle vittime».
Si procede scoprendo com’è nata l’idea. «Più di tre anni fa – spiega Michele Collavitti, professore di elettronica all’Ipsia – alla fine delle Olimpiadi della robotica, che chiudemmo in testa lavorando con robot aerei, la volontà di concentrarsi sul rov sottomarino. La collaborazione con i “Tre delfini” che ci hanno guidato su tutto. Avevano già portato sul piroscafo la targa di marmo celebrativa con la differenza che Milco Tonin, Claudio Gennai e Sandro Leonelli andarono giù con le bombole. 20 anni dopo la volontà di ripetere la celebrazione, ma col robot».Si vede la determinazione dei ragazzi che testano il drone nei laboratori di via della Pace e al mare. La soddisfazione dell’artista Lara Androvandi che ha creato la “rosamaris”: «Un’opera mia in fondo al mare, come un omaggio, un abbraccio». Ecco la cerimonia: il robot guidato dai ragazzi che scende con quella rosa stretta dalle pinze.
Dall’oscurità appare nella telecamera lo Sgarallino; si trova l’accesso alla stiva dove il braccetto meccanico lascia andare la rosa. «L’omaggio è compiuto. Ha il suo posto, la memoria è onorata, il piroscafo può continuare a dormire in pace. A noi la possibilità di alleviare il passato, migliorare il futuro anche con una carezza» silenzio, schermo nero. In attesa di proiezioni tv si spera di poter condividere il docu-film - almeno - con tutti gli studenti “Carducci Volta Pacinotti”.
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