Gioco
Amicizia e solidarietà col popolo saharawi. I volontari portano gli aiuti a 56 famiglie
Dopo lo stop causa pandemia, l’associazione Gdeim Izik ha concluso un’altra significativa missione di pace
PIOMBINO. La prima settimana del viaggio se ne va così. Nel deserto, a bordo di una jeep per raggiungere le famiglie a cui sono destinati gli affidi raccolti a Piombino. Poi, qualche incontro con le autorità della Repubblica democratica Saharawi e con i cittadini. Relazioni che porteranno ad altre forme di cooperazione. Abbracci, incontri con nuovi amici o con amici di vecchia data.
Dopo due anni di stop causa pandemia, i volontari dell’associazione Gdeim Izik hanno potuto raggiungere le tendopoli. E sono appena rientrati da un’altra piccola grande missione di pace. Il 17 marzo hanno raggiunto Algeri, proseguendo poi per Tindouf e infine per Smara, nel deserto. In viaggio, la presidente Manola Mambrini con la sorella Italina Mambrini e tre giovani impegnati da tempo nei progetti di Gdeim Izik, Alessandro Ticciati, Martina Menti e Biagio Favilli.
A Smara, negli anni l’associazione ha messo su casa. Una piccola struttura che funge da base per i suoi volontari che ogni anno raggiungono le tendopoli. Ci pensa Khalili a mantenerla in piedi, a proteggerla dall’incalzare inesorabile del deserto.
«Khalili venne per la prima volta a Piombino come accompagnatore dei bambini che ospitiamo ogni estate. Da allora è nato un legame forte di amicizia e di collaborazione. È stato lui a consegnare i sostegni in questi ultimi due anni quando non abbiamo potuto raggiungere i territori», afferma Manola Mambrini.
Una macchina con l’autista a disposizione, come prevedono i protocolli per la sicurezza, e l’avventura è iniziata. Cinquantasei famiglie hanno potuto ricevere gli aiuti economici raccolti a Piombino. Direttamente, senza intermediazioni mentre farmaci e altri ausili, soprattutto pediatrici, sono stati messi a disposizione della collettività.
«Mi piace ringraziare le farmacie che ci hanno donato tanti prodotti, le famiglie e le realtà che sostengono il piano dei sostegni», sottolinea la presidente. Che nell’elenco include i suoi compagni di viaggio, per la disponibilità e la capacità di adeguarsi ad un contesto non facile.
Il legame tra la città e la popolazione Saharawi viene da lontano. Il primo nucleo operativo di volontari si mise al lavoro nei primi anni Novanta e nel 1996 prese il nome di Gaybila. Quello della giovane accompagnatrice del gruppo di giovanissimi ospiti estivi della città che partorì la sua bimba a Villamarina. Nel 2010 l’associazione si strutturò in maniera più articolata e divenne Gdeim Izik. Tendopoli della dignità, il significato delle due parole. Tendopoli come quelle in cui dal 1975 i profughi sono costretti a vivere dopo l’invasione delle loro terre – ricche come pescoso era il loro mare – da parte del Marocco. Sono diversi i volontari che lavorano per portare avanti le attività. Particolarmente intense in estate, tra luglio e agosto, quando altri gruppi di una decina di bambini e due accompagnatori arrivano nella scuola del Perticale trasformata in colonia, e trascorrono un periodo di vacanza salutare. Mare, giochi, escursioni. E qualche visita medica grazie anche all’apporto di professionisti che prestano gratuitamente la loro opera. Come generoso è l’aiuto di tanti altri soggetti, commercianti e operatori balneari.
«Quest’anno però non riusciremo a portare un nuovo gruppo. Il via libera è maturato in ritardo, stante la situazione. E la macchina organizzativa è complessa. Non riusciremmo a organizzare tutto come necessario», spiega la presidente. Il soggiorno è impegnativo e i volontari, spesso giovani, ce la mettono tutta per sopperire alle diverse necessità. Ma la fase preliminare vuole i suoi tempi.
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