Sicurezza
Cammino transumante sulle orme dei genitori
Nove giorni da Collagna a Casalappi seguendo il filo delle storie di pastori
Decide di far ricominciare la sua storia. E riparte fiducioso, avanzando verso il luogo dove tutto ha avuto inizio. Un itinerario al contrario, sulla rotta che ricalca quella che per decenni hanno percorso i suoi genitori Maddalena Ceccardi e Berto Borghesi. È nato nel 1960 a Casalappi Roberto Borghesi, dove la sua famiglia svernava con il gregge. Ed è verso questo luogo del cuore che si è diretto. Un passo alla volta, partendo da Collagna, il paese sull’Appennino Tosco-Romagnolo in cui è cresciuto e di cui conserva le radici e il dialetto. «Mi ero ripromesso di tornarci a piedi alla maniera e sulle tracce dei miei genitori, per onorarne la memoria», dice. Solo una strada è quella giusta per lui. Ma è servito che fossero i suoi passi a condurcelo. E lo ha fatto con al fianco la compagna di una vita, sua moglie Emanuela Borghesi.
Un viaggio a piedi di oltre 200 chilometri percorsi in nove giorni e altrettante tappe. «Durante il tragitto abbiamo sofferto il caldo e la sete – sostiene Borghesi – , ma il nostro sforzo rispetto a quello degli antichi pastori, che riposino in pace, è stato insignificante, ricordarli è un dovere e un piacere. Lo avevo promesso a me stesso e ai miei genitori. Abbiamo rifatto il percorso che loro compivano interamente a piedi due volte all’anno con il gregge per vivere di pastorizia. Il viaggio durava nove giorni». L’itinerario è quello dei suoi genitori. C’è anche la poesia in dialetto di Ettore Emilio Monelli, pastore che dall’Appennino si fermava in zona Ghiacci Vecchi, a dare traccia delle tappe.
La viabilità utilizzata per la transumanza era lungo percorsi svincolati dai centri urbani. Spesso erano itinerari risalenti all’epoca etrusca, decaduti per l’urbanizzazione romana e medioevale, ma ancora utilizzati per gli spostamenti pastorali tra l’Appenino e il litorale. «I miei genitori quando si spostavano a piedi dormivano anche sotto i ponti – racconta _. A Lucca, parliamo prima degli anni Cinquanta, dormivano sotto l’arco di porta Santa Maria e le pecore pascolavano intorno alle mura». Gli capita spesso ancora oggi a Roberto Borghesi di tornare con la memoria a quando da piccolo, a Collagna si preparava per scendere a Casalappi. Accadeva due volte all’anno per trasferire i greggi che in autunno si recavano nei pascoli della Val di Cornia e a fine maggio, dopo la tosatura, tornavano sull’Appennino Tosco-Romagnolo. «Le partenze e i ritorni avvenivano in modo scaglionato – spiega – . C’era una figura che coordinava il calendario altrimenti lungo il tragitto ci sarebbero state difficoltà per trovare ospitalità. A Suvereto a maggio si teneva una fiera in cui i pastori si ritrovavano per fissare la data del ritorno a casa. Era anche l’occasione per ritrovarsi. Quando si spostavano a piedi per ricambiare l’ospitalità della notte lasciavano il formaggio e la ricotta prodotti con il latte munto la sera. Nel barroccio, al seguito del gregge, si spostava la casa. Portavano dietro anche la caldaia e l’occorrente per fare il formaggio».
Nel 1952 l’ultima transumanza a piedi. «Poi iniziarono a utilizzare il treno, partendo all’andata da Soliera o Caprigliola in Lunigiana che raggiungevano a piedi. E il ritorno sempre su un carro bestiame da Campiglia fino a Piazza al Serchio. Negli stessi anni è cominciata la più agevole transumanza coi camion dei fratelli Ferretti di Collagna. Servivano 12 ore di camion per arrivare a Casalappi. A bordo caricavamo tutta la casa, galline, conigli e perfino i vasi dei gerani. Avevamo un gregge di 150 capi di razza massese, quelle con il vello nero. Una razza che è quasi estinta». Che aggiunge: «Fino al 1986 le ho fatte tutte. Arrivavamo a Casalappi all’inizio di settembre e restavamo in zona fino verso la metà di maggio. Quando frequentavo le scuole elementari capitava che finissi l’anno a Collagna». E conclude: «Una vita pastorale tribolata, nomade, che aveva poco di bucolico ed era fatta di difficoltà e privazioni, che tuttavia i miei genitori amavano e non avrebbero cambiato per nessun’altra, e che ha consentito loro di mantenere la famiglia e dare a me e ai miei fratelli un futuro migliore».
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