Attenzione
«Macché Circolino chiamiamolo Circolo»
Sport, arti, orchestre da camera e jazz, teatro e conferenze: tutto passava da qui
Renato Quilici è legato da più di un filo al Circolino delle Acciaierie. Circolo, come preferisce sia definito. Responsabile delle relazioni esterne dell’Italsider, giornalista, sportivo. Si è incrociato spesso con l’attività dello spazio polivalente di via Piave. Almeno fino alla metà degli anni’80, il presidente del Circolo era il direttore protempore di stabilimento. I due vicepresidenti erano Quilici stesso per l’azienda (visto che il direttore non poteva essere assiduo) e Raffaello Manciulli per il sindacato (Cgil, Cisl, Uil). Ospitiamo oggi una sua memoria, sollecitata dall’iniziativa del Manifesto per la cultura e dall’archivio che si propone di realizzare in chiave più di prospettiva che di nostalgia.
Mi sono deciso a intervenire sulla questione “circolino” e sugli apprezzabili sforzi che il gruppo di cittadini sta facendo per riprendere la storia di questa gloriosa tradizione che fa parte della storia del Circolo Italsider, una realtà che per vari anni ha operato a Piombino e che molti organismi formatisi nello stesso circolo, in maggioranza sportivi, continuano a vivere dopo essersi legati a federazioni o a privati come l’atletica, il basket, la scherma, il tennis, le bocce, le arti figurative ecc.
Oggi di questa storia rimangono gli impianti in via della Resistenza - via Piave ovvero la sala spettacoli (fatiscente) , i campi da tennis, bocce e tutti gli altri edifici oltre strada dove opera il Centro Giovani di proprietà del Comune.
È chiaro che oggi senza il cospicuo contributo della società siderurgica sarebbe impossibile rivivere tutto quello che il circolo organizzava, dalle attività sportive alle arti figurative, dalle orchestre da camera e jazz alle gite, dagli spettacoli teatrali a conferenze e dibattiti.
Si potrebbe, secondo le intenzioni del gruppo di cittadini, portare a nuova vita il teatro e dotare la città di una sala polivalente per teatro, congressi e riunioni di vario tipo.
A testimonianza di tutte le attività che venivano organizzate c’era la rivista aziendale Piombino Notizie che si stampava in diecimnila copie e si inviava ai dipendenti (bel 7823 nel 1981). La rivista riportava anche i risultati delle assemblee anche di altre città, come Genova, dei numerosi circoli Italsider di tutta la società siderurgica in Italia, corrispondenti ai centri siderurgici di Piombino, Bagnoli, Cornigliano, Taranto, Campi, Lovere, San Giovanni Valdarno ecc. (per un totale di 24.807 soci) dove esistevano altrettanti Circoli Italsider di stabilimento.
Per me, ormai alla soglia dei 90 anni, la questione ha riportato alla memoria tempi antichi (fine anni Cinquanta e inizio anni Sessanta) quando esistevano due circoli: uno per gli operai situato al Cotone e uno per gli impiegati in via della Resistenza.
A metà degli anni Sessanta, assunta la denominazione Italsider, la società siderurgica nazionale decise di unificare, dove esistevano, le due strutture in un unico organismo in modo che tutti i dipendenti, indipendentemente dal ruolo in fabbrica, potessero fruire delle numerose attività. E le richieste di trasformare la sala in teatro e di fare tutti i lavori connessi sono avvenute come Circolo italsider che era la denominazione ufficiale dell’organismo societario.
Per Piombino ho un vago ricordo (fine anni Cinquanta) che per il vecchio circolo impiegati dove si poteva accedere solo con il permesso del circolo stesso, il volgo usasse il termine circolino.
Per questo non mi piace vedere chiamare l’organismo, che di fatto era il Circolo Italsider, con quel diminutivo fuori del tempo e ambiziosamente elitario che ci fa tornare indietro di sessanta anni come a sconfessare la decisione di unificare i due vecchi circoli operai e impiegati.
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