Gioco
«Fare la stagione non è più sostenibile. ll’Elba mancherà il 30% del personale»
Il sindacalista Cafagna: «Da quando è stata introdotta la Naspi, abbiamo solo tre mesi di disoccupazione e non si va avanti»
PORTOFERRAIO. Puntuale, anche per questa estate 2022 si ripresenta il problema di reperire i lavoratori stagionali. Una questione che si trascina ormai da qualche anno e che diventa ogni stagione più problematica. E questo potrebbe essere l’anno decisivo, visto che il bacino da cui attingere, da parte delle aziende turistiche diventa sempre più esiguo stagione dopo stagione. Potrebbe essere il punto da cui partire per invertire la tendenza e trovare la soluzione che gli stagionali aspettano dal 2015, quando fu introdotta la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) al posto del sussidio di disoccupazione, quella che secondo Giovanni Cafagna, responsabile dell’associazione nazionale lavoratori stagionali, ha causato questa situazione.
«Questo potrebbe essere l’anno zero – è la convinzione di Cafagna, che vive e lavora come stagionale sull’isola –. Il personale stagionale ha iniziato a diminuire dal 2015. Prima di allora i lavoratori lavoravano sei mesi e per i restanti sei mesi percepivano l’indennità di disoccupazione che con l’introduzione della Naspi sono diventati tre».
E questo fa diminuire sempre di più il numero di persone che sceglie di accettare questo tipo di lavoro preferendo scegliere altre strade che diano una garanzia lavorativa più sicura, visto che per i tre mesi non coperti dalla Naspi non sanno come andare avanti.
Sull’Elba, secondo Cafagna, reperire personale stagionale diventa ancora più difficile perché essendo un’isola il numero degli abitanti è sempre lo stesso e gli addetti sono sempre meno a causa dell’esodo verso altre forme e competenze lavorative.
«Quest’anno qui sull’isola mancherà un 20-30% di personale rispetto agli anni passati – ipotizza – anche perché i lavoratori che arrivano da fuori e dal sud sono sempre meno. Preferiscono rimanere a lavorare nel loro territorio».
Fino a ora una tendenza che non si ferma. Gli stagionali sono sempre meno e sembrerebbero sempre meno motivati e incentivati a continuare con questo lavoro. «Spero che una volta compresa la gravità della situazione anche da parte delle imprese turistiche – specifica Cafagna – si possano trovare delle risposte che vadano bene a tutti. Il lavoratore stagionale non si spaventa per il carico di lavoro, da sempre è abituato a lavorare più ore nei mesi estivi e a sacrificarsi per uno stipendio più basso».
«Questo prima del 2015 era compensato dall’indennità di disoccupazione – ribadisce – ma oggi la Naspi non lo permette più».
Di fronte allo stesso carico di lavoro e allo stesso stipendio il periodo di disoccupazione è diventato molto più breve. «E per 3 o 4 mesi non riusciamo a campare – considera – e non mi si venga a dire che questo è dovuto al reddito di cittadinanza perché nessuno dei lavoratori stagionali rientrerebbe nei requisiti richiesti».
Cafagna da anni denuncia il problema a nelle sedi governative, qualche volta il percorso sembrava iniziato ma poi si è arenato, altre volte le porte del dialogo non sono state neanche aperte. «Nel frattempo – specifica Cafagna – molti stagionali anche tra i miei iscritti hanno cercato, e trovato altre situazioni più sicure. Una situazione che da anni è sotto gli occhi di tutti e che porterà a difficoltà sempre crescenti nel reperire personale stagionale che possa coprire i servizi e i turni necessari per le aziende turistiche».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
