Sicurezza
Referendum per il Comune unico corsa contro il tempo per le firme
La Regione ha rigettato la richiesta di proroga del comitato “Elba in comune” che intende avviare la raccolta delle sottoscrizioni: pronto il ricorso al Tar
PORTOFERRAIO. È cominciata – in ritardo a causa dell’emergenza Covid – la raccolta firme organizzata dal comitato “Elba in comune” per indire un referendum sulla proposta di legge per la fusione degli attuali sette comini dell’isola. Il comitato in una conferenza stampa (presenti Stefano Martinenghi, Franca Rosso, Michele Mazzarri, Mariano Cucca e Guido Allori) ha comunicato di aver presentato istanza alla regione Toscana per una proroga all’autunno prossimo del termine per la consegna dei moduli firmati. La richiesta è stata negata e per questo è stato presentato ricorso al Tar.
«Oltre a essere un diritto – dice Stefano Martinenghi, portavoce del comitato – la proroga è un paracadute prudenziale anche se circa tre mesi a disposizione basteranno a raggiungere il numero minimo di firme richieste per l’indizione del referendum».
Il comitato ha depositato in Regione la proposta di legge, tra le altre cose, per consentire alla comunità Elbana di accedere ai finanziamenti europei destinati agli investimenti infrastrutturali di regioni e comuni con più di 30 mila abitanti: «Milioni di euro – commenta Martinenghi – da destinare agli investimenti strutturali come allo sviluppo dell’ospedale, dell’aeroporto, dei porti, delle risorse idriche, elettriche, alla riqualificazione delle circa 500 strutture ricettive».
La proposta del comitato prevede la trasformazione dei sette Comuni in altrettante municipalità che eleggeranno un prosindaco e alcuni consiglieri per mantenere inalterati gli attuali servizi e vicinanza ai cittadini. Contemplata poi l’introduzione di referendum consultivi e della conferenza dei servizi per impedire che decisioni importanti per la comunità elbana vengano prese all’insaputa dei cittadini, come nel caso del dissalatore.
Le firme sono raccolte in fascicoli multipli da 25 firme ognuno e devono essere autenticate dai consiglieri comunali del comune dove vengono raccolte. A oggi non tutte le amministrazioni hanno fornito i consiglieri comunali autenticatori richiesti (solo in 4 si sono resi disponibili). Il comitato ha spedito una email a tutti i sindaci e consiglieri dei Comuni elbani: «Abbiamo chiesto la loro disponibilità e fatto presente che l’autenticazione delle firme è un atto dovuto nei confronti dei cittadini per consentire loro di votare il proprio futuro nel referendum». Infine l’appello a chi crede nelle opportunità del comune dell’Isola di unirsi al comitato »per lavorare a questo obiettivo».
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