Lutto
Cinghiali nei giardini e mufloni sulle auto. «I bimbi non possono giocare nelle strade»
Nuovo appello del comitato “Emergenza nord-ovest” :«La situazione è diventata insostenibile: intervenite»
MARCIANA. Le immagini fornite al Tirreno parlano da sole. Un’auto percorre una strada dell’Elba occidentale. All’improvviso l’autista si rende conto della presenza di una decina di mufloni. Li fa passare e poi si rimette in marcia. Dalla sua destra però spunta il resto del branco che si mette a correre tagliando la strada. Il risultato è che due animali urtano la vettura. «Ed è andata bene: un paio di mesi fa un muflone è salito sull’auto di mio marito sfondando tettuccio e parabrezza», racconta Alma Ravasio, una delle animatrici del comitato “Emergenza nord-ovest” che si batte perché Parco nazionale dell’arcipelago toscano, Regione, Provincia e Comune di Marciana affrontino e risolva l’emergenza ungulati alle pendici del Capanne nella parte dell’isola che guarda alla Corsica. Un territorio che vive di turismo e che teme si ripeta quanto accaduto l’estate scorsa: «Molti turisti – rivela Ravasio – hanno paura e, dopo incontri ravvicinati, se ne sono andati: “Abbiamo trovato gli animali davanti all’ingresso: domani partiamo”».
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Le frazioni di Sant’Andrea, Zanca, Patresi, Colle d’Orano, Chiessi e Pomonte chiedono da mesi un aiuto per arginare l’invasione di mufloni e cinghiali. Il comitato – di cui fanno parte le associazioni, altri comitati e la cittadinanza – ha scritto alle istituzioni e ieri sera ha incontrato i vertici del Parco. Le richieste sono «che si intervenga subito con azioni che portino alla riduzione drastica del numero di mufloni e cinghiali». Ossia «che vengano effettuati gli abbattimenti e/o le catture anche all’intero del Parco» dove «si lascia la possibilità agli animali di ripararsi»; «che venga riaperta la caccia prima dei 10 anni nei territori percorso dal fuoco dell’incendio di 7 anni fa tra le frazioni di Chiessi e Pomonte»; «che tutte le richieste di intervento di controllo vengano prese subito in considerazione avvalendosi dell’Atc».
L’auspicio è ottenere «un riscontro favorevole in brevissimo tempo e porre fine a una situazione insostenibile». Al momento però non solo non si trova una soluzione, ma i cittadini assistono a un continuo rimpallo di responsabilità. «Il Parco dà la colpa ai cacciatori. Questi la danno a loro volta all’ente. Entrambi accusano la venatoria. Ci siamo stufati di tutto questo. Non ci interessa sapere di chi è la colpa, ma che qualcuno intervenga. Almeno provino a venire nell’Elba occidentale, se ci riescono», dichiara Ravasio alludendo ai rischi che si corrono ogni giorno percorrendo in auto le strade di questa parte dell’isola.
«La mia auto e quasi tutte quelle degli abitanti dell’Elba occidentale sono state danneggiate – dichiara Ravasio -. Gli incidenti avvengono ogni settimana. Quando i mufloni hanno sfondato il tettuccio e il parabrezza dell’auto di mio marito abbiamo presentato denuncia al Comune e al Parco. È intervenuta la municipale che ha fatto i rilievi. Ho fatto notare che nella strada non vi era la segnaletica che segnala gli animali selvatici. Non è servito a nulla: non ho ancora visto un euro. Il Parco non risarcisce mai. Anche chi ha incidenti sulla provinciale non riceve indennizzi. Siamo nel far west».
Ai danni alle auto si aggiungono quelli alla viabilità. I cinghiali “arano” le cunette, i mufloni fanno crollare muri e generano frane tanto nelle vie di comunicazione quanto nelle strade delle frazioni. «Il Comune di Marciana sta facendo qualcosa – sottolinea Ravasio –. Negli ultimi tempi gli operai comunali sono al lavoro per risistemare alcuni tratti. Ma è un’impresa impossibile. Il giorno sistemano le frane, la notte gli animali le riprovocano».
I raid coinvolgono poi gli alberghi e le proprietà private. «Molte strutture ricettive hanno delle pertinenze che danno verso il mare, ma subiscono continui assalti di cinghiali e mufloni – sottolinea Ravasio -. Giardini bellissimi devastati dagli animali che razzolano indisturbati. Nelle case residenziali non va meglio. Io ho i cinghiali nell’orto e i mufloni sotto le finestre. Per tenerli distanti abbiamo dovuto costruire dei recenti. Viviamo barricati, ma serve a poco. I bambini non possono più uscire nei giardini a giocare. Non sto esagerando. Invito chi non mi crede a venire qui. Vedrà l’emergenza con i propri occhi».
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