Il Tirreno

Società della Salute: «Nel 2024 pronte le tre nuove Case della comunità»

Valeria Parrini
Laura Brizzi Direttrice società della salute. Persone in fila al distretto del Perticale
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Laura Brizzi Direttrice società della salute. Persone in fila al distretto del Perticale

Le strutture assistenziali saranno allestite al Perticale e nei locali dell’Asl di via Veneto e via Boncompagni

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PIOMBINO. Da Case della salute a Case della comunità. Non è solo un cambio di etichetta. A fine febbraio il Ministero ha varato il decreto che riforma l’assistenza territoriale aggiornandola alle indicazioni e ai progetti del Pnrr. La Regione ha adottato le linee d’indirizzo e inviato a Roma il suo programma.

A Piombino sono previste tre strutture oltre ad un Cot, centro operativo territoriale. Tutto in immobili di proprietà Asl. Al Perticale, in via Boncompagni e in via Veneto.

La progettazione esecutiva è già disponibile proprio perché avviata con quelle che inizialmente avrebbero dovuto essere Case della salute. «Espletate le procedure e considerando i relativi tempi tecnici, questo permetterà di assegnare i lavori nel dicembre prossimo e concluderli nel 2024. In anticipo rispetto alle indicazioni del Pnrr che fissano il termine al 2026», spiega Laura Brizzi, direttrice della Società della salute Valli Etrusche. Che annuncia per luglio l’inaugurazione della struttura di Venturina.

Tra termini inglesi e acronimi, ecco cosa significa la nuova organizzazione.

In via Veneto la struttura sarà di tipo “Hub”. Lì dovranno essere garantiti obbligatoriamente tutti i servizi: dalla presenza medica H24 sette giorni su sette alle prestazioni infermieristiche H12 e diagnostiche.

Al Perticale e in via Boncompagni le Case di comunità saranno di tipo «Spoke» con ambulatori di medici di famiglia e pediatri di libera scelta, che potranno tenere aperti i loro studi o trasferirsi, restando comunque collegati in rete per garantire aperture H12 sei giorni su sette.

Anche qui sarà fornito un minimo obbligatorio di servizi medici e infermieristici ma tutto avverrà in collegamento con la struttura di via Veneto. Dove troverà spazio il Cot (Centro operativo territoriale) con funzione di coordinamento tra la persona e le diverse diramazioni assitenziali. Costo 173 mila euro finanziato dal Pnrr mentre i duemilioni e settecentomila euro necessari alle ristrutturazioni degli immobili arrivano da fondi aziendali.

Nell’hub è previsto un lungo elenco di specialisti. Secondo le carte ministeriali, si potranno ottenere anche servizi diagnostici primari per monitorare le proprie condizioni di salute, un servizio utile soprattutto per quei pazienti cronici che potranno accedere ad apparecchiature come ecografi, elettrocardiografi, retinografi, oct, spirometri. Ci sarà infine anche un punto per prelievi, screening e vaccinazioni. Qui si potranno trovare anche i servizi classici di prenotazione di visite e ricoveri (il Cup) e si potranno far attivare l’assistenza direttamente a casa oppure i nuovi servizi di telemedicina, oltre ai servizi per la salute mentale, le dipendenze o l’assistenza sociale.

Le Case della comunità dovranno lavorare come un filtro sul territorio per evitare accessi impropri negli ospedali gestendo in particolare i pazienti anziani e cronici con più patologie che spesso hanno delle ricadute che peggiorando portano alla fine al ricovero.

«Lavorare in team è la parola d’ordine, promuovendo - chiude la direttrice della Sds – un modello di intervento integrato e multidisciplinare con tutti gli operatori della salute. Inclusi i professionisti che lavorano all’esterno, come nelle Rsa e negli ospedali di comunità, ad esempio».
 

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