Il dolore
L’allarme dei pescatori: «Rischio fallimento per metà delle barche»
Il costo del carburante è passato da 0,65 a 1,25 euro al litro. «La prospettiva è che i pescherecci restino nelle banchine»
PORTOFERRAIO. La risposta degli armatori elbani è unanime: «La situazione è critica. Il rischio è che i pescherecci non prendano più il mare». Nell’isola la stagione della pesca non è ancora a pieno regime. Soprattutto le imbarcazioni più grandi non hanno ripreso l’attività. Il caro carburanti però rischia di non farla iniziare. L’aumento del petrolio di questi mesi e l’impennata dei costi per la guerra della Russia in Ucraina rischiano di mettere in ginocchio le marinerie dell’isola. Il costo del gasolio è salito a 1,25 euro al litro (i pescatori non pagano le accise) dai 0,65 della scorsa estate.
Molti pescatori ieri hanno incrociato le braccia. O meglio hanno mantenuto le loro barche in banchina per la protesta del settore. Di fatto, eccetto la marineria siciliana, tutti i pescherecci italiani non hanno lavorato. Una protesta contro il caro-carburanti che, soprattutto in Adriatico, è culminata con la consegna di alcune licenze di pesca alla capitaneria di porto.
Marco Romano, armatore portoferraiese del peschereccio “Edda e Cesare”, di fatto non ha ancora cominciato la stagione della pesca. «Abbiamo armato oggi (ieri, ndr) ma le prospettive non sono delle migliori – spiega al Tirreno –. Per fortuna ho fatto il pieno al termine della scorsa stagione. Ora sarebbe costato il doppio. Ma è solo un palliativo. Con questi costi del carburante, molte barche potrebbero non uscire più dal porto. Le spese aumentano sia per noi, sia per i commercianti e non penso che il consumatore finale potrà sopportare gli aumenti».
«Chi compra il pesce nei supermercati e nelle pescherie non può certo spendere più di tanto: il rischio è che molti armatori falliscano», conferma Giuseppe Tagliareni. Ieri ha aderito alla protesta nazionale e non è uscito in mare con il suo “Motopesca Mimma”. Dà lavoro a lui, il padre e un marinaio. «Il prezzo del gasolio è esagerato, anzi insostenibile – sottolinea –. Ogni due giorni spendo 600 euro di carburante contro i 250-300 di pochi mesi fa. Ogni due giorni vendo il pesce all’asta di Livorno e la situazione è drammatica anche lì. Occorre un intervento per calmierare i prezzi. Non possiamo non protestare. Tutto il comparto pesca italiano rischia di scomparire».
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