Sicurezza
Isola d'Elba: la Biodola e il "caso parcheggio": assolto l'ex dirigente del Comune di Portoferraio
La procura aveva chiesto due anni per abuso d’ufficio: «È una liberazione, ma sono rimasto in questo limbo giudiziario per troppo tempo»
PORTOFERRAIO. «Finalmente mi libero di un peso. Anche se purtroppo la vera condanna è iniziata col rinvio a giudizio, dato che sono rimasto in questo limbo giudiziario per troppo tempo». Sono le parole dell’architetto Mauro Parigi, l’ex dirigente del Comune di Portoferraio che giovedì 3 marzo è stato assolto dal reato di abuso d’ufficio per non aver commesso il fatto. La vicenda è quella di un’area agricola a ridosso della spiaggia della Biodola, nove anni fa disboscata e poi trasformata in parcheggio. Secondo la procura da una semplice autorizzazione per la movimentazione della terra sarebbero stati effettuati interventi molto più impattanti e in difformità con l’ipotesi iniziale: nella fattispecie uno sbancamento di mille metri cubi che avevano spianato completamente un terreno privato che, solo nel 2016, è stato utilizzato come parcheggio dopo che la stessa amministrazione elbana, alla ricerca di soluzioni per evitare la sosta selvaggia dei turisti, aveva sondato la possibilità di adibire aree private a questo scopo, visti i noti problemi di accesso alla Biodola nei mesi estivi.
NESSUNA CONDANNA
Oltre a Parigi – per il quale la pubblico ministero giovedì 3 marzo in aula, Ezia Mancusi, aveva chiesto due anni di reclusione – erano imputati anche i proprietari del terreno che si sono succeduti negli anni (Roberto e Federica Raspolli) per abuso edilizio e falso e, solo per il primo reato, anche il costruttore edile elbano Alain Croci. Per quest’ultimo è intervenuta la prescrizione, così come per Federica Raspolli. Mentre l’ingegner Roberto Raspolli è stato assolto per non aver commesso il fatto e, per alcuni fatti contestati risalenti al 2013, il collegio presieduto dal presidente del tribunale Gianmarco Marinai ha dichiarato il non doversi procedere sempre per intervenuta prescrizione. Di fatto, quindi, nessuno è stato condannato e la vicenda, in primo grado, si è così conclusa.
LE RICHIESTE
La sostituto procuratore, oltre alla condanna a due anni per Parigi difeso dall’avvocato Carlo Di Bugno, per Federica Raspolli aveva chiesto l’arresto di un anno e una multa di 25.000 euro, mentre per Roberto Raspolli il non doversi procedere, così come per Croci (ma per intervenuta prescrizione). I fatti contestati spaziavano dal 2013 al 2018 e la procura non aveva ritenuto congrue e coerenti una serie di autorizzazioni e cambi di destinazione d’uso dell’area, su cui poi dopo i lavori è sorto il parcheggio. Inizialmente ci sarebbe stata una richiesta per due terrazzamenti, poi però un sopralluogo della polizia municipale dopo un esposto, l’8 gennaio del 2014, aveva rivelato una presunta difformità che, sempre secondo la tesi della procura, sarebbe stata presa in considerazione tardivamente da Parigi, comunque dopo un’ulteriore variazione da parte dei proprietari dell’area che avrebbe consentito, secondo l’accusa, il regolare prosieguo degli interventi. Tesi smentita dagli avvocati, che ritengono invece conformi gli atti presentati e non in difformità rispetto ai lavori realmente realizzati a pochi passi dalla famosissima spiaggia fra Portoferraio e Procchio.
«CROCI ESTRANEO»
Per Croci, l’avvocato difensore Andrea Di Giuliomaria, aveva chiesto l’assoluzione: «Per lui, la procura – ha spiegato il legale in aula – poteva risparmiarsi l’intero processo. Non ha avuto alcun ruolo in questa vicenda e i testimoni ascoltati in tribunale, suoi dipendenti, lo hanno confermato. Non c’è alcuna fattura, alcun documento che provi un suo coinvolgimento in questo intervento», è stata la tesi della difesa. Prima che prendesse la parola la pubblico ministero Ezia Mancusi,, lo stesso Croci aveva voluto rilasciare una dichiarazione spontanea in cui ricordava al collegio giudicante proprio questo aspetto: ovvero di essere totalmente estraneo alla vicenda.
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