Il Tirreno

L’angoscia degli ucraini di Piombino «I nostri parenti sono sotto le bombe»

Sara Chiarei
I bombardamenti in Ucraina
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I bombardamenti in Ucraina

In città vivono 484 cittadini arrivati dal Paese ex sovietico: «Questa guerra è una follia, Putin si fermi adesso»  

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IL RACCONTO


Che i venti di guerra tra Russia e Ucraina soffiassero gelidi quanto preoccupanti raffiche, era chiaro a tutti da un po’. Tuttavia il pensiero comune, o forse la speranza, fino a ieri tendeva ad escludere la possibilità di un effettivo attacco russo che invece, è stato sferrato con raid aerei e bombardamenti. Cosa che nel XXI° secolo e con una pandemia globale non ancora archiviata assume ancora di più la forma di un’irrazionale follia.

E se il mondo intero sta trattenendo il fiato non fa eccezione Piombino che conta una nutrita comunità ucraina di 484 persone (di cui 123 uomini e 361 donne) che anni fa si è organizzata in un’associazione “La Rondine” la cui attività, pur avendo subito un brusca interruzione causa pandemia, è ancora presente sul territorio e raccoglie persone comprensibilmente in angoscia per quanto sta accadendo nel loro paese, dove si trovano familiari e amici.

Viktor Fedyshyn ne è stato presidente e tuttora continua a farne parte. «Ho lasciato l’Ucraina che avevo circa tredici anni – racconta – era il 2004 e arrivai in Italia perché mamma si era sposata con un italiano, così io ho svolto qui i miei studi. Oggi lavoro alla Piombino Logistics, sulla ferrovia e nonostante in questa città mi sia costruito una vita, là ho ancora molti amici e parenti. Sono tutti preoccupati, come lo sono io, per una guerra inutile di cui sarà il popolo a pagare le conseguenze, indistintamente russo e ucraino. Il referendum degli anni ’90 –prosegue- stabilì che il 90 per cento della popolazione intendeva restare unita, ma alla fine non si è voluto dare seguito a questa volontà e anzi, negli ultimi trenta anni è stato alimentato l’odio. La verità è che siamo un unico popolo, per quanto detto da un ucraino oggi possa suonare strano. Il nostro nemico non è la Russia ma l’ignoranza».

Olessia Tseginka ha invece scoperto l’Italia nel 2011 grazie a sua nonna che ci viveva già da qualche anno. La raggiunse per trascorrervi quella che doveva essere una breve vacanza ma che dopo aver conosciuto il suo compagno è diventata la sua nuova casa. Olessia, mamma di tre bambini, è laureata in economia e commercio e parla cinque lingue, ma ciononostante non riesce a trovare un lavoro stabile. Inoltre mente e cuore da ieri mattina sono fissi in Ucraina poiché molti dei suoi familiari vivono proprio in una delle città coinvolte dai bombardamenti. «La guerra in Ucraina va avanti dal 2014 – dice- mentre il mondo si è svegliato solo oggi quando ormai è stata coinvolta tutta l’Ucraina. La mia famiglia vive ad ovest vicino Leopoli – prosegue Olessia – e ieri mattina sono stati svegliati da quello che credevano fosse un forte temporale, invece era il boato delle bombe. Hanno paura e chi può cerca di mettersi in salvo dentro i rifugi sottoterra, ho chiesto loro di venire qua ma non ne vogliono sapere».

«Io vivo qua da una quindicina di anni – specifica Dmytri Chyzhuk – sono un imprenditore nel settore edile, infissi e immobiliare e ho parenti sia in Ucraina che in Russia. Ci hanno diviso prima con un bombardamento ideologico, ora con quello militare, mettendoci gli uni contro gli altri. I miei parenti in Ucraina sono molto preoccupati anche perché nessuno pensava che la tensione sarebbe arrivata a questi livelli e non capiamo quali sono le reali mire di Putin. Ma anche molti russi sono stressati e non vivono bene questa situazione, specie chi non è filogovernativo».

Anche Dmytri considera quanto sta accadendo una vera follia. «Sono per la pace – insiste – tutto ciò non ha senso. I miei familiari non hanno intenzione di andarsene. Molti di loro erano militari, perciò piuttosto che scappare dalla propria casa sono pronti a combattere».

Larissa Belinska, che conosciamo per il suo ruolo di coordinatrice del Progetto Costa Est, ha il cuore per metà russo e per metà ucraino. È infatti nata in Ucraina, a Zaporizzja, studiato a Dnipropetrovsk e lavorato per quattordici anni a Novaja Kakhovka come ingegnere (è laureata in ingegneria meccanica). Dopodiché ha finito l’accademia per marketing e pubblicità a San Pietroburgo dove ha lavorato come dirigente del settore vendite nazionali ed internazionali.

«Poi – ricorda – nel 2000 iniziarono a chiudere le fabbriche in tutta Europa così decisi di venire in Italia dove ho conosciuto Massimo che sarebbe diventato mio marito. I parenti, compreso mio fratello, si trovano nell’est Ucraina, la situazione è grave perché gli aeroporti sono stati bombardati in più ci sono blocchi stradali. Io parlo russo – conclude – e confesso di aver sempre stimato Putin per la sua fermezza e determinazione, ma ora mi trovo costretta a ritornare sui miei passi».



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