Gioco
Con i lavori per la Bretella riemerge il rifugio antiareo
Il bunker è rimasto seppellito per decenni sopra la collinetta alla curva del Gagno. Fu utilizzato dai piombinesi che cercavano riparo durante i bombardamenti
PIOMBINO. Proprio nel giorno del settantottesimo anniversario del bombardamento dell’8 febbraio 1944, che devastò i quartieri operai a ridosso del polo siderurgico uccidendo decine di innocenti, tra cui molti bambini, dal terreno spunta una testimonianza di quel terribile periodo storico.
Nel corso dei lavori per la costruzione della bretella stradale per il nuovo porto, le pale meccaniche delle ditte impegnate nei lavori hanno riscoperto uno degli ingressi blindati del rifugio antiaereo dell’Ilva del Capezzuolo. Un bunker di cemento armato di diverse decine di tonnellate di peso, da decenni semi seppellito sopra la collinetta che sovrasta la curva del Gagno.
Il rifugio, costruito dall’Ilva nei primi anni della Seconda guerra mondiale per le famiglie dei propri dipendenti e successivamente messo a disposizione di tutta la cittadinanza, fu utilizzato da centinaia di piombinesi nella primavera del 1944, fino all’arrivo della V Armata USA il 25 giugno.
Nel dopoguerra il rifugio, ormai abbandonato, fu in parte demolito in seguito alla costruzione della nuova strada di accesso alla città, utilizzando cariche esplosive che, tra l’altro, frantumarono il secondo bunker di accesso.
L’ingresso “riscoperto” in questi giorni ostruito da decine di tonnellate di detriti, è anch’esso scoperchiato da una potente carica esplosiva.
Un completo sopralluogo all’interno di quel che restava del rifugio del Capezzuolo, da parte dei volontari dell’associazione Microcosmo, fu effettuato nel 2019. Da allora, buio e silenzio. Ci hanno pensato le ruspe a far riemergere un pezzo di storia dimenticato ormai da decenni da tanti piombinesi.
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