Toscana
Carcere già dall’epoca romana dal ‘70 fu il più grande d’Italia
Augusto vi relegò il nipote, i fascisti Pertini e la Repubblica i brigatisti Curcio, Moretti e Senzani
La storia
A decretare il destino di Pianosa furono senza dubbio i Romani. Primo perché le affibbiarono il nome che le si è cucito addosso e le rimarrà in perpetuo, Planasia, ossia isola piatta, rispettandone la morfologia e l’unicità. Infatti, non se ne trova una eguale con queste caratteristiche né sull’arcipelago toscano, né in tutto il Mediterraneo. Al punto da essere classificata come un “miracolo della geologia”. Secondo perché nel periodo imperiale, Augusto vi relegò il nipote Postumo Marco Giulio Agrippa, che vi fu ucciso da un sicario, perché non avanzasse pretese di divenire il futuro imperatore di Roma.
Quindi, vocazione tracciata a ospitare reclusi da allora in poi, seguendo l’intuizione che ne ebbero i Romani. Le testimonianze più importanti di questo periodo sono i resti della Villa di Agrippa Postumo, con la parte termale ancora ben conservata; le peschiere nel porticciolo e a Cala Giovanna; l’acquedotto della sorgente della Botte e i pozzi; il Porto Romano e i resti di relitti e dei loro carichi sotto il livello del mare. Importanti sono anche le Catacombe protocristiane.
La storia di Pianosa ha però radici già nella preistoria: dopo l’Elba, è l’isola dell’arcipelago con le maggiori tracce archeologiche e storiche. Sono numerosi gli insediamenti e le sepolture del Paleolitico e Neolitico.
Nel medioevo Pianosa passò sotto Pisa, poi Genova e infine gli Appiani, che se ne impadronirono nel 1399 per ripopolarla. La morfologia, ancora una volta, ne condizionò lo sviluppo. Un territorio così piatto era indifendibile in caso di attacco e questo fermò, soprattutto durante il periodo delle scorrerie saracene, lo sviluppo di una comunità residente.
Nel 1814 Pianosa fu annessa da Napoleone al suo Principato Elbano. Nel 1858 fu sottoposta al Granducato di Toscana, che vi insediò un piccolo carcere. Nel 1861, con l’annessione al regno d’Italia, fu istituita la colonia agricola penale che ne caratterizzerà gli ultimi 150 anni di storia. Nel 1871, Leopoldo Ponticelli, secondo direttore, rimase sull’isola per più di 20 anni.
Durante il ‘900 gli eventi legati all’ultimo conflitto bellico furono assai marginali. L’unica vera piaga fu la tubercolosi. Negli anni Trenta vi fu recluso Sandro Pertini, il più famoso dei prigionieri politici del fascismo. Negli anni ‘70, per volontà del generale Dalla Chiesa, fu istituito il supercarcere più grande d’Italia (insieme con l’Asinara), ottenuto trasformando la diramazione Agrippa in carcere di massima sicurezza. Qui, nel 1977 furono reclusi alcuni dei brigatisti, tra cui Curcio, Moretti e Senzani.
Ma è con il 1998 che Pianosa dismette i panni di “Isola del Diavolo” o Isola-carcere. Da quest’anno in poi abbandoneranno l’isola detenuti, ma anche guardie, i loro familiari e i pochi civili. Oggi l’isola è sotto la tutela del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e sono consentite solo visite guidate a numero chiuso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
