Il Tirreno

Stress, solitudine e depressione: la pandemia vissuta sulla pelle dei ragazzi

Sara Chiarei
Ragazze e ragazzi mentre escono da scuola (foto d’archivio)
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Ragazze e ragazzi mentre escono da scuola (foto d’archivio)

Il parere delle psicologhe Michela Cecchi e Irene Marconi: «Richieste in aumento nelle scuole, pesa l’incertezza»

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PIOMBINO. Ansia, attacchi di panico, disturbi dell’umore con l’aumento di toni depressivi. Questi, in estrema sintesi, gli effetti di una pandemia che dura da due anni, destabilizzante per chiunque, ma in modo particolare per ragazzi in età adolescenziale da troppo tempo alle prese con distanziamenti, dad, quarantene e regole in continua evoluzione.

La psicologa Michela Cecchi, che cura lo sportello scolastico all’istituto Einaudi (attività finanziata da Soroptimist e a cui quest’anno il dirigente ha deciso di dedicare ulteriori 50 ore) si confronta ogni giorno con una crescente richiesta ma pure con una situazione totalmente diversa rispetto allo scorso anno quando ci furono pochissimi bambini contagiati. Con Omicron è cambiato tutto. «Il forte aumento di contagi – spiega – ha messo a dura prova le famiglie, e di conseguenza i bimbi più piccoli; niente di paragonabile a ciò che sta causando sugli adolescenti». Come evidenzia Cecchi le difficoltà stanno ripercuotendosi tanto sugli studenti quanto su famiglie, insegnanti e dirigenti scolastici. «La richiesta – racconta – è in aumento, quest’anno ho notato che gli accessi dei ragazzi di V sono molto più numerosi del solito sia per i timori legati alle modalità con cui si svolgeranno gli esami, sia perché ormai hanno un biennio alle spalle fatto di chiusure, dad e restrizioni». Il vero problema è che mentre l’essere umano è in grado di affrontare la realtà, fosse anche costituita da verità difficili da accettare, molto più complicato è vivere nell’incertezza. Ormai a prevalere è un senso di attesa che tende a destabilizzare. «Tutto questo genera ansia- aggiunge Cecchi- ma anche apatia. Molti ragazzi sono stanchi, accusano fatica ad andare a scuola. In più tanti hanno dovuto lasciare lo sport». I ragazzi contattano la psicologa tramite messaggio WhatsApp o lasciando un bigliettino all’interno di una scatola posizionata all’ingresso dell’edificio scolastico.

Colloqui in presenza per chi si trova a scuola, in modalità alternativa per chi è in quarantena. Dati recentemente pubblicati dalla Società Italiana di pediatra, e condotti su un significativo campione di regioni, dichiarano che tra marzo 2020 e marzo 2021 si sono dimezzati gli accessi degli under 18 ai pronto soccorso, prevalentemente per paura dei contagi (-48, 2%) mentre è stato registrato un boom di accessi per motivi neuropsichiatrici (+84% rispetto al periodo pre-Covid) .

Conferme arrivano dagli sportelli di ascolto della pubblica assistenza che ha messo a disposizione professioniste per coprire tutti gli istituti superiori piombinesi pubblici e privati (Ceccherelli compreso, integrandosi con Michela Cecchi che opera all’Einaudi) e i tre plessi delle medie Guardi. Ad occuparsi dello sportello di ascolto le psicologhe Irene Marconi, Martina Benifei, Agnese Cerbai, Giulia Veracini. «Oltre ad essere la mattina nelle scuole – dice Irene Marconi, coordinatrice – apriamo uno sportello pomeridiano nella sede della Pubblica assistenza. Ma se ora dovessi fissare un appuntamento per la prossima settimana, probabilmente non ci riuscirei, per le numerose richieste. Ad emergere è il malessere causato dalla pandemia e la preoccupazione per le quarantene che generano stress. Se prima il problema era il rapporto con l’insegnante o con i compagni ora è incentrato sull’incertezza di non sapere cosa succederà domani». Talvolta le famiglie contattano direttamente le specialiste, altre volte lo fanno tramite la scuola; in molti casi è lo studente a decidere di prenotarsi a scuola o inviando un messaggio WhatsApp al numero dedicato 349/2228796. «Il ragazzo – continua Marconi – viene chiamato ad uscire dall’aula senza far riferimento allo sportello. Si tratta di un breve colloquio ed eventuali casi più complessi vengono rimandati al pomeriggio. I eri effetti della pandemia – conclude Marconi- si potranno definire solo tra un anno o due, al momento siamo ancora troppo coinvolti».

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