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La pillola anti-Covid approda all’Elba: «Ulteriore strumento di lotta al virus»
La cura è indicata per pazienti con sintomi che non richiedono il ricovero in ospedale e abbiano almeno un fattore di rischio
PORTOFERRAIO. C’è una prima volta per ogni cosa. Per l’Elba è arrivato il momento del Molnupiravir, la pillola anti-Covid utilizzata per la terapia antivirale in specifiche condizioni e per determinati tipi di paziente.
I sintomi devono esserci, ma non così gravi da richiedere il ricovero. Già, perché la cura si fa a domicilio ed è rivolta a persone che sono a pericolo involuzione della malattia, avendo uno o più fattori di rischio. I pazienti indicati per il Molnupiravir sono quindi: i soggetti obesi, i diabetici, chi ha una malattia renale cronica, chi ha un sistema immunitario indebolito, chi soffre di malattie cardiovascolari gravi. «Sul territorio dell’azienda Usl Toscana nord ovest sono già alcune decine i pazienti trattati con i medicinali antivirali – afferma l’Asl – A selezionare i pazienti sono i centri Asl già autorizzati a somministrare i trattamenti monoclonali. La cura, secondo quanto stabilito dalle linee di indirizzo regionali, è indicata solo per quei pazienti maggiorenni e positivi al Covid con sintomi lievi o moderati da non più di cinque giorni, con rischio elevato di sviluppare una forma grave di Covid-19. L’anti-Covid in pillole è somministrato sotto uno stretto controllo medico. Gli antivirali sono farmaci che agiscono inibendo una delle varie fasi del ciclo replicativo del virus Sars-Cov-2, riducendone la capacità di moltiplicarsi all’interno delle cellule. Tale azione può aiutare l’organismo a sconfiggere l’infezione virale». Insomma, il Molnupiravir è approdato anche in zona elbana. Il primo paziente di questa nuova terapia è un uomo, di mezza età, con problemi di obesità. Non ha ancora finito la cura che, come detto, ha una durata di cinque giorni.
«Questo nuovo strumento a disposizione nella lotta contro il Covid – spiega Fabio Chetoni, direttore della zona distretto Elba – deve essere somministrato nelle prime fasi della malattia, con il paziente in condizioni tali da poter rimanere al proprio domicilio, ma a rischio di progressione verso una forma severa di Covid-19. Affinché si verifichino tutte queste condizioni è necessaria una grande professionalità e soprattutto un lavoro di squadra tra territorio e ospedale. Siamo così arrivati a questo risultato grazie ad un approccio multidisciplinare e alla stretta collaborazione tra medici del territorio come il medico di famiglia Marina Danesi e le Usca Laura Anelli ed Eleonora Villa Medici, e quelli ospedalieri come il direttore del presidio Luigi Genghi o il primario della medicina interna e riferimento del trattamento antivirale nel Covid-19, Riccardo Cecchetti».
«In linea generale funziona così – le parole del dottor Cecchetti – Nell’ambito della azienda sanitaria Nord Ovest sono stati individuati dei centri prescrittori da parte del direttore sanitario, e tramite la Regione. All’isola d’Elba è toccato a me in quanto primario di medicina interna. Ogni dottore di medicina generale ha poi ricevuto delle indicazioni per determinare il tipo di paziente a cui si rivolge la terapia con Molnupiravir. Paziente che deve avere almeno un fattore di rischio che potrebbe provocare l’aggravarsi della malattia. Qui all’Elba siamo una realtà piccola, e occorre fare gioco di squadra. La dottoressa del paziente ha segnalato il caso e, dal momento che l’Aifa stabilisce che la terapia debba essere prescritta da un centro ospedaliero, siamo subentrati noi. La terapia deve essere iniziata entro qualche giorno dall’inizio del primo sintomo e dura per cinque giorni. Il quadro clinico del paziente deve essere tale da consentire la cura domiciliare».
«Che dire – conclude Cecchetti – È sicuramente un passo avanti per questi pazienti con fattori di rischio che possono portare a un peggioramento. L’obiettivo è di riuscire ad evitare l’eventuale peggioramento. La medicina serve a questo».
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