Gioco
Tantissimi ragazzi alla fiaccolata nata a Venturina contro il razzismo
Fra i duemila presenti alla manifestazione, molti i giovani «Abbiamo il dovere di fare meglio di chi ci ha preceduto»
VENTURINA. Ciò che ha colpito di più, della fiaccolata della memoria organizzata a Venturina Terme giovedì sera è stata sicuramente la grande partecipazione della comunità. Giovani e adulti, venturinesi o in trasferta da paesi vicini e lontani della costa. In tantissimi si sono ritrovati al parco della Rimembranza, con fiaccole, bandiere e voglia di lanciare un segnale forte contro ogni tipo di discriminazione. E mentre sul palco si susseguivano relatori e figure importanti delle istituzioni cittadine e toscane, tra gli avventori c’era chi non si stupiva affatto di tanta partecipazione.
«L’affluenza che c’è stata è un dato bellissimo – commentava, infatti, Edoardo Parello, diciottenne di Suvereto – ma prevedibile in un territorio come il nostro, che ha una cultura di inclusione e uguaglianza che non dobbiamo dimenticare. Attacchi come quello di pochi giorni fa, invece, sono il culmine di una discriminazione sistematica nata proprio da una mancanza di cultura e conoscenza sempre più generalizzata. Le parole che più mi hanno colpito stasera sono quelle senza troppa retorica, perché bisogna lavorare sulla coscienza dei ragazzi e della popolazione, in modo che sentano da dentro che discriminare qualcuno, per qualsiasi motivo, è sbagliato. In fondo, tutti i tipi di discriminazione sono declinazioni di un germe comune che è l’ignoranza e noi dobbiamo contribuire a una lotta sistematica e culturale, che porti a società migliore nei fatti e non solo nelle parole».
I venturinesi Francesco Cirillo e Irene Ridulfo si concentrano su un’altra, fondamentale, declinazione del tema: «Speriamo che nasca anche una rinnovata attenzione al problema del bullismo, esperienza che, purtroppo, tantissimi ragazzi si trovano a vivere negli anni della formazione». Da Irene arriva anche una proposta: «La sensibilizzazione deve avvenire anche a scuola. Magari, attraverso la presenza di una figura come quella dello psicologo. Ritengo che, in generale, questo ruolo sia fondamentale all’interno degli istituti scolastici a supporto di tutti i ragazzi e delle intere classi. Per chi subisce atti di bullismo, esattamente come per chi li compie».
A proposito di scuola, presenti alla manifestazione anche diversi insegnanti ed educatori. «Ovviamente ho ritenuto importante essere qui – spiega, infatti, la professoressa Francesca Manenti – in un momento in cui la scuola viene fortemente chiamata in causa, anche sui social. Noi facciamo tutto il possibile per insegnare ai ragazzi la verità di ciò che è stato. Attraverso molti approfondimenti storici sulla Shoah ma anche la lettura e il commento di opere letterarie fondamentali, come “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Mi sento di ribadire che quello che vogliamo cercare di fare è di non creare ulteriori conflitti. Ricordiamoci sempre che si parla di minorenni. La comunità ha a cuore il benessere di tutti e, condannando fermamente il gesto, dobbiamo tenere presente che sono tre i soggetti da tutelare. Dobbiamo indirizzare chi ha agito male verso una maggiore consapevolezza e lavorare per far capire ai ragazzi la gravità dei rigurgiti di odio, cercando sempre di mediare e superare le posizioni di scontro». Al senso di collettività fa riferimento anche Arianna Cirillo, giovanissima venturinese: «La nostra è una comunità piccola – spiega – un intero paese che è stato scosso da ciò che è successo. E come comunità, siamo qui per far sentire la nostra vicinanza a chi ha vissuto sulla propria pelle questo gesto di discriminazione».
A partecipare alla fiaccolata, anche tanti volti non venturinesi. Come quello di Martina Cardamone, attivista di Rosignano, presidente di Arcigay Livorno: «Come associazione siamo, ovviamente, contro ogni tipo di discriminazione – dice – e abbiamo deciso di partecipare per esprimere la nostra vicinanza rispetto a quello che è successo alla famiglia e alla comunità. Ma anche per commemorare una giornata che ci riguarda da vicino come comunità LGBTQI+, per la persecuzione di persone omosessuali e trans di cui si parla ancora molto poco».
«Sono molto felice di aver visto tanti ragazzi della mia età e anche molto più piccoli – le parole di Riccardo Malandrini, 26enne di Venturina – Si pensa spesso ai giovani in modo negativo mentre, tante volte, sono in grado di mostrare grande sensibilità per i temi davvero importanti. Come nuove generazioni, abbiamo la responsabilità di fare meglio di chi ci ha preceduto. E stasera ho avuto la conferma che possiamo farlo».
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