Il Tirreno

Il Metropolitan riparte da America Latina ma il primo spettacolo conta solo 6 persone

La sala in piazza Cappelletti ha riaperto dopo una settimana di stop proiettando il film dei fratelli D’Innocenzo, autori di “Favolacce” 

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Francesca Lenzi

piombino. È un venerdì sera di fine gennaio a Piombino. Non c’è la nebbia che avvolge il nonno di Titta nell’Amarcord di Fellini, ma la sensazione è più o meno la stessa: essere persi nel nulla, come l’ultimo uomo sulla terra. Ancora meglio, pare di essere il tenente Giovan Battista Drogo, assegnato alla fortezza Bastiani, nel bel mezzo del Deserto dei Tartari di Zurlini.

In poche parole, non c’è un’anima viva nel centro piombinese. Sarà il freddo, sarà il Covid, sarà che alle 20. 50 di venerdì sera al cinema in piazza Cappelletti è stato venduto solo un biglietto.

Ad acquistarlo Marcella Grillo, spezzina di nascita, adesso residente fra Monterotondo e Piombino. «Amo il cinema, da morire – afferma Marcella – Mi piace andarci sempre, nel week-end, come il lunedì. Vado a vedere almeno un paio di film alla settimana. Faccia lei due conti».

Il Metropolitan, di proprietà comunale, gestito da una cooperativa, era rimasto chiuso per un week-end. Per motivi economici. In sostanza, gli incassi erano inferiori alle spese e allora tanto vale star chiusi, avevano pensato i soci della cooperativa. E a pensarlo erano stati anche i gestori dell’altra sala cittadina, l’Odeon. E così Piombino è rimasta per un fine settimana senza cinema. Non per ragioni sanitarie, ma per volontà stessa degli esercenti.

Arriviamo così a venerdì scorso. L’Odeon non ha alzato la saracinesca, il Metropolitan invece sì. Per proiettare America Latina dei fratelli D’Innocenzo.

«Io adoro il cinema e anche il teatro – riprende Marcella Grillo, unica spettatrice alle 20. 50 – L’ho fatto per nove anni all’Ordigno a Vada. Perché mi piace così tanto la sala? Beh, amo il grande schermo e in questo spazio così grande e suggestivo è più facile immedesimarsi con i personaggi della storia. È la magia della sala che, in realtà, è bella pure quando c’è un po’ di gente».

Già, mica come questo venerdì. Ma ecco che arriva un’altra persona. È Laura Scaramucci: «A Piombino il cinema non si è adeguato ai tempi e, al posto di sale più piccole, abbiamo ancora cinema grandi così, praticamente vuoti. Anche il Comune potrebbe trovare delle alternative. Ripeto, dobbiamo seguire la tendenza e avere spazi che assecondino il nuovo futuro del cinema, un’arte sempre più di nicchia. Purtroppo è così. Lo vedo anche con i miei figli che guardano i film sulla televisione». Eppure la signora Scaramucci sfida il freddo e il deserto dei Tartari, ed esce di casa per andare al Metropolitan. «Certo, perché una proiezione in sala non è paragonabile a un film sulla tv – dice lei – Il cinema va visto al cinema, non ci sono storie. E la sala rappresenta anche molto altro, a partire da un rito sociale. Almeno quando c’è pubblico». E di pubblico ce n’è davvero poco.

Il film, però, sta per iniziare, quando la tenda che divide l’ingresso dalla sala si allarga e spuntano due ragazzi. Un autentico miracolo, anche considerando la giovane età dei due nuovi spettatori alle prese con un film d’autore come quello dei fratelli D’Innocenzo che, nel 2020, avevano firmato Favolacce, premiato al festival di Berlino con la miglior sceneggiatura.

Le luci si abbassano, un’ultima occhiata alla suoneria ammutolita del cellulare e siamo pronti a sprofondare nelle poltroncine rosse del Metropolitan che, coraggiosamente, ha riaperto le porte. Ma cos’è questa luce? Di nuovo la tenda. Ed ecco che entrano altre due persone.

Al primo spettacolo della “ripartenza” nel week-end del Metro di piazza Cappelletti gli spettatori sono sei.

Pochi? Di più, pochissimi. Ma vien voglia di abbracciarli, uno ad uno, per aver scelto la magia del grande schermo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web