Sicurezza
Comune e Legambiente contro i lavori a Capo Poro
Nell’area storica e paesaggistica sono ricomparse ruspe, vanghe e transenne Amministrazione e ambientalisti chiedono chiarimenti a Parco e Soprintendenza
Campo nell’Elba. Ruspe e vanghe al lavoro. Transenne per delimitare i cantieri pronte a essere montate. Interventi sui sentieri e alberi tagliati. Insomma, i lavori a Capo Poro sono ripartiti.
L’area – che comprende tra l’altro un faro e fabbricati storici che risalgono alla Seconda guerra mondiale – ricade parzialmente nel territorio del Parco nazionale dell’arcipelago toscano (Pnat). È soggetta a particolari misure di conservazione e protezione ma nel 2016 è stata acquistata dalla Scat srl di proprietà di Giorgio Vinai per appena 36.560 euro. L’azienda, proprietaria dell’agriturismo Galenzana, ha già avviato in passato dei lavori. Attività poi bloccate grazie all’intervento del Parco e dell’amministrazione comunale di Campo nell’Elba.
Ed è proprio il Comune campese, insieme a Legambiente arcipelago toscano, a chiedere ora chiarimenti sui nuovi lavori in corso allo stesso Parco e alla Soprintendenza.
Enti a cui l’amministrazione guidata da Davide Motauti ha denunciato gli interventi di disboscamento e sui sentieri già lo scorso 6 dicembre con una lettera inviata per conoscenza anche alla Regione Toscana e ai carabinieri parco. Nella stessa missiva, il responsabile dell’area tecnica, edilizia e urbanistica del Comune di Campo nell’Elba, Carlo Alberto Ridi, sottolineava anche come non siano stati presentati «eventuali progetti, autorizzazioni o nulla osta» e come eventuali interventi siano soggetti «alla valutazione di incidenza ambientale» e «al preventivo parere da parte della Soprintendenza archeologica di Pisa». Quest’ultima, per altro, non «ha mai risposto – fanno sapere dal Comune – neanche alla richiesta di interesse culturale e paesaggistico per l’inserimento della batteria di Capo Poro tra i beni architettonici tutelati».
All’inerzia delle istituzioni è invece seguita l’iniziativa dei privati. «In questi giorni diversi soci di Legambiente arcipelago toscano ed escursionisti ci hanno nuovamente segnalato la presenza di mezzi motorizzati adibiti a lavori edili», denuncia l’associazione ambientalista che ricorda come l’area di Capo Poro sia «in zona B del Pnat e in zona di protezione special per la “direttiva uccelli” e zona speciale di conservazione per la “direttiva habitat” nonché di grande importanza storica e paesaggistica».
«Negli ultimi anni – prosegue ancora Legambiente –, dopo una intricata compravendita dei terreni intorno al faro di Capo Poro (sia il Comune sia il Parco non esercitarono il diritto di prelazione, ndr) abbiamo più volte segnalato il chiaro intento dell’agriturismo di trasformare in vani abitabili le ex strutture militari e i manufatti agricoli».
«Questi intenti – aggiungono gli ambientalisti – parevano essersi bloccati dopo l’intervento del Parco e del Comune ma ora si vedono interventi sulla sentieristica ormai trasformata in un’ampia strada carrabile, tagli di vegetazione e attrezzature edili, evidentemente lì trasportate per intervenire sui ruderi presenti. Per questo, viste anche le precedenti rassicurazioni pubbliche rispetto alla non edificabilità in un’area così delicata dal punto di vista ambientale, paesaggistico e storico, Legambiente Arcipelago Toscano ha chiesto a Comune (che di fatto ha già risposto da più di un mese, ndr), Parco e Soprintendenza: quale sia la natura dei lavori in corso; se gli interventi realizzati e in corso siano stati autorizzati e abbiano ottenuto il necessario nulla-osta del Parco; se sia stata presentata la necessaria valutazione di incidenza; se quanto realizzato e in corso di realizzazione sia conforme ai vincoli ambientali e paesaggistici sull’area».
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