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Porto Azzurro 

Legambiente denuncia: «Catrame e rifiuti nella cava di Crocetta»

Legambiente denuncia: «Catrame e rifiuti nella cava di Crocetta»

Gli ambientalisti chiedono alle autorità verifiche immediate sui materiali utilizzati per la copertura dell’area della miniera

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Porto Azzurro. Legambiente arcipelago toscano chiede di fare chiarezza sui lavori in corso per l’ampliamento della miniera della Crocetta nel territorio del Comune di Porto Azzurro. Attività che, sostengono gli ambientalisti, «sta provocando un notevole impatto ambientale e paesaggistico».

«L’ampliamento dell’area della miniera presentato da Eurit riguarda un’area di coltivazione di circa 5,5 ettari e prevede altri interventi in un’area di circa mezzo ettaro in passato già oggetto di opere di recupero/ripristino di dubbio risultato ambientale – scrive Legambiente –. Quest’ultimo è il precedente fronte di cava abbandonato perché poco produttivo. Sembrerebbe che il ripristino si sia limitato semplicemente a lasciare che l’area venisse ricolonizzata da vegetazione spontanea tipica delle aree degradate, ma nella ricopertura del nuovo fronte di cava è stata rilevata la presenza di laterizi e altri materiali, di origine edile o rifiuti. A questo, nel prosieguo dei lavori, sembra si siano aggiunti rifiuti di altre tipologie, compresa la presenza di asfalto/bitume».

«Ci chiediamo se i depositi di catrame e vari altri tipi di rifiuti, peraltro già segnalati nelle osservazioni al progetto presentate prima della sua approvazione, siano state “traslate” nel nuovo ripristino o se siano frutto di nuovo materiale trasportato per la ricopertura», è il dubbio degli ambientalisti.

«Il tutto – proseguono – avviene in un’area costituita in precedenza da bosco e macchia mediterranea, di così elevato valore ambientale che inizialmente la Regione Toscana aveva chiesto al Parco nazionale dell’arcipelago toscano di realizzare una “Valutazione di incidenza ambientale” che ha avuto esito negativo ma che non è poi stata ritenuta dalla stessa Regione avere maggiore valore delle ragioni della conservazione di alcuni posti di lavoro. E non sembra nemmeno che la promessa ricaduta occupazionale abbia avuto gli esiti promessi».

«Legambiente arcipelago toscano – conclude la nota stampa – torna a chiedere alle autorità competenti di verificare: la presenza di rifiuti nel materiale col quale si sta realizzando la copertura degli scavi e la loro eventuale provenienza; la congruità dei lavori di ripristino del precedente fronte di miniera e del nuovo fronte di miniera; se quanto realizzato e in corso di realizzazione è conforme alla concessione e alle autorizzazioni rilasciate».

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