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Alle medie 50 studenti sono a casa rientro in classe fra le incognite
La dirigente: «Cerchiamo di fare del nostro meglio». Numeri migliori alle superiori, ma restano i dubbi
Francesca Lenzi
piombino. Ripartenza in classe col caos. Il ritorno a scuola dopo le feste natalizie si presenta come un po’ tutti se l’erano immaginato: complicato, di difficile gestione, alle prese con i contagi, le quarantene, le richieste dei tamponi e via dicendo.
Intanto alla scuola secondaria statale di primo grado “Andrea Guardi” la didattica è ripartita con una cinquantina di studenti chiusi in casa, in isolamento, a fronte dei 770 totali.
«I docenti sono praticamente tutti in servizio e quindi dal punto di vista del personale non è stata necessaria nessuna rimodulazione – spiega la dirigente dell’istituto, Letizia Braschi – Abbiamo, invece, un numero considerevole di bambini in quarantena o in isolamento, circa cinquanta su 770, distribuiti ovviamente in varie classi e su ogni plesso».
Da più parti si è parlato di rinviare il rientro in classe, ma alla fine, almeno in Toscana, i ragazzi sono tornati nei banchi ieri mattina.
«Francamente pensare che solo la scuola debba pagare pegno per tutti e stare chiusa non lo trovo eticamente corretto – afferma Braschi – Magari lo sarebbe da un punto di vista sanitario, ma non sotto il profilo etico. Noi siamo qui per cercare di fare il meglio in termini di sicurezza, stante la situazione attuale».
Nel frattempo, l’ultima circolare emanata dal governo, oltre a chiarire sui diversi casi in relazione ai differenti istituti, favorisce anche l’attività di tracciamento, introducendo fino al 28 febbraio prossimo la possibilità «per la popolazione scolastica delle scuole secondarie di primo e secondo grado in regione di auto-sorveglianza, di fare tamponi gratuiti antigenici rapidi». Dove? A Piombino ci sono due farmacie che hanno aderito e che, a fronte del Qr code rilasciato dalla scuola di appartenenza dello studente, effettuano tamponi. «In realtà finora il voucher con Qr code partiva in automatico con sorveglianza sanitaria, in questo caso parliamo invece di auto-sorveglianza, che è una cosa diversa. Non è chiaro quindi se dovremo muoverci diversamente o sempre attraverso piattaforme», dice Braschi .
«Effettivamente non ci sono state fornite indicazioni, noi per ora ci limitiamo a indicare i casi sulla nostra piattaforma anche se spesso abbiamo già ricevuto comunicazione dall’Asl. Insomma diventa un processo ampolloso – a parlare è Carlo Maccanti, dirigente dell’Isis Einaudi Ceccherelli – Quello che riusciamo a fare è sorveglianza all’interno della scuola, scongiurando assembramenti e sollecitando ogni misura di prevenzione. Però esistono diverse incognite, come quelle sui pasti. Nella circolare si raccomanda di consumare il pasto a una distanza interpersonale di almeno due metri. Ma cosa s’intende per pasto? Immagino e spero che si parli di mensa, servizio che fortunatamente non abbiamo. Se invece è contemplata anche la ricreazione la faccenda si complica. Le cose scritte sono tante, ma è l’applicazione pratica che ci guarda in faccia ogni giorno, e rischiamo di sbagliare. La difficoltà nel gestire questa situazione c’è».
«Sul rientro a scuola dopo le feste, abbiamo retto abbastanza bene – continua Maccanti – Per il personale, abbiamo soltanto un insegnante in quarantena e aspettiamo che rientri. Per il resto registriamo qualcosina a macchia di leopardo, ma nulla di tragico. C’è da dire che le famiglie hanno i nervi molto tesi e ci sono una serie di casi ambigui. Uno dei problemi maggiori è quando un alunno ci comunica il tampone positivo di un familiare. Ecco, qui c’è un vuoto legislativo. Noi consigliamo di stare a casa, ma la normativa non chiarisce».
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