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Medici di famiglia, la coperta è corta «Il lavoro è triplicato, così annaspiamo»

Francesca Lenzi
Medici di famiglia, la coperta è corta «Il lavoro è triplicato, così annaspiamo»

La coordinatrice Moschini spiega le difficoltà per la pandemia: «Le guardie mediche? Non si trovano dottori disponibili»

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Francesca Lenzi

PIOMBINO. «L’ambulatorio è diventato un call center, cerchiamo di rispondere sempre a tutti, ma è davvero difficile». A parlare è Patrizia Moschini, medico di famiglia piombinese e responsabile dell’aggregazione funzionale territoriale (AFT 9 di Piombino) che fa il punto sulla professione dei dottori di base al tempo della pandemia.

«Parlando di cifre, su Piombino i medici di famiglia sono un numero giusto – spiega Moschini – Qualcuno ha raggiunto il massimale di 1.500 pazienti, altri viaggiano sui 1.200-1.300. Questa è la situazione oggi. Si sta pensando di portare il massimale a 1.800 ma, ovviamente, noi non siamo per nulla d’accordo. A ogni modo, in zona, fra entrate e uscite, siamo sostanzialmente in pari. Nel 2022 andranno in pensione due dottori su Piombino che dovranno essere rimpiazzati, si spera, altrimenti andremo in carenza».

I medici di famiglia a Piombino sono attualmente 25. Dando un’occhiata sul sito dell’Asl alle cessazioni del servizio e ai subentri, si va più o meno in pari. Da due anni a questa parte, dati alla mano, parliamo di sei uscite a fronte di cinque nuovi ingressi. Il problema grosso, per l’area piombinese, è numericamente un altro: «Come medici di famiglia ci siamo. Diverso è il discorso per la medicina generale, per la continuità assistenziale e la guardia medica, dove c’è difficoltà nel reperire colleghi – afferma Moschini – Manca la guardia medica, non si trovano dottori intenzionati a venire qui. Perché? Preferiscono l’Usca, dove si guadagna di più ed è logico che attiri maggiormente, soprattutto medici giovani. Adesso, però, la Regione ha un accordo che equiparerà i compensi dell’Usca e della guardia media. Altro elemento a nostro sfavore è la posizione di Piombino, sorta di isola sperduta. C’è una graduatoria regionale in merito. L’Asl ha chiamato tutti, dal primo all’ultimo, ma nessuno ha accettato. Nemmeno l’incarico provvisorio, perché il posto è lontano e non conviene. E titolari non se ne trovano. Insomma, andrà riorganizzata tutta la medicina generale».

La mancanza di guardia medica se da un lato rappresenta un’indubbia falla di per sé, ricade a pioggia pure sugli stessi medici di famiglia che, magari la mattina, si ritrovano alle prese con i problemi non risolti in orario notturno per l’assenza del servizio. Tornando in senso stretto ai medici di famiglia, seppur in numero congruo con le direttive, le criticità non mancano. E, forse, è proprio il caso di parlare di dottori in trincea. «Il problema non è il numero dei medici, ma il lavoro che è triplicato, se non quadruplicato – le parole di Moschini – Non riusciamo a far fronte a tutte le richieste e il rischio è di trascurare qualcuno, di sbagliare. Ci occupiamo di prescrivere i tamponi, ma adesso le regole sono cambiate, e noi siamo lasciati un po’ a noi stessi. Le circolari ci sono, è vero, ma vanno interpretate, senza dimenticare che resta il lavoro che avevamo prima della pandemia, e che c’è ancora. Stiamo annaspando. Per ora ce la facciamo, ma il servizio non è perfetto. Servirebbe il personale per rispondere al telefono, ad esempio, per dare informazioni. Personalmente ne ricevo circa 120 al giorno. Insomma la pandemia ci sta travolgendo. Fra tamponi prescritti che non si riesce a fare, perché il sistema non ce la fa a processarli tutti, e le quarantene per le quali occorre diversificare in base al vaccino, è una situazione che ci è piovuta addosso e non ce la facciamo più. E i cittadini si devono rendere conto. Fra molte telefonate che chiedono informazioni e quant’altro, ne arrivano alcune del tutto inutili. Bisognerebbe collaborare fra tutti».

In questo scenario fragile, non mancano i problemi evitabili. «Anche qui esistono i no vax che, magari, vogliono l’esenzione o il Green pass a tutti i costi, e capita che blocchino l’ambulatorio per venti minuti – spiega Moschini – Sì, siamo in trincea. Siamo stanchi e, anche se cerchiamo di accontentare tutti, non sempre ce la facciamo. Già questa mattina (ieri per chi legge, ndr), alle 10.30, ho almeno una decina di messaggi su Whatsapp. Insomma, si lavora sempre, non stacchiamo mai. La colpa non sta da nessuna parte, sia chiaro, e la quarta ondata ci ha un po’ spiazzato tutti, ma l’organizzazione non tiene. Se prima vedevamo sempre un certo tipo di persone, adesso ci sono anche i giovani che hanno i figli in quarantena, o lo sono loro stessi, e via dicendo. Senza dimenticare che oggi per un mal di gola o un raffreddore, si chiama per fare il tampone. Perché, sia chiaro, la gestione Covid è nostra. Fra le solite visite a domicilio e la routine dell’ambulatorio, siamo alle prese con le richieste dei tamponi e la gestione dei casi a distanza. Ovviamente a distanza. Anche volendo parliamo di 30-40 casi al giorno. Mandiamo l’Usca quando c’è bisogno, ma raramente. Per fortuna la variante Omicron dà sintomi inferiori rispetto alla Delta. Ma, alla fine, non c’è solo il Covid. Noi medici di famiglia abbiamo il nostro lavoro di sempre, i pazienti cronici, i diabetici, i malati di tumore, e via dicendo. L’igiene pubblica andrebbe potenziata. Ora come ora non abbiamo più solo un lavoro, ma due o tre insieme».

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